Sebbene in alcuni ambienti le aspettative nei confronti della rivoluzione dell’intelligenza artificiale (IA) restino elevate, esse rimangono per ora in gran parte speculative, perché molte delle sue conseguenze concrete non saranno osservabili finché tale rivoluzione non si sarà effettivamente realizzata. In che misura l’IA cambierà il mondo? Introdurrà nuovi modelli di potere politico, sociale ed economico, oppure rafforzerà quelli precedenti? In che modo le autorità politiche gestiranno e governeranno tali cambiamenti, ammesso che lo facciano?
Nessuno conosce le risposte a queste domande, e la società umana si trova in un momento di forte incertezza. Comunque, indipendentemente dalle future conseguenze effettive dell’IA, la semplice prospettiva di tali trasformazioni mette in evidenza una questione fondamentalmente antropologica: «[L’IA] verrà programmata per affiancare, appoggiare e potenziare l’uomo o per sostituirlo?»[1].
In questo senso, la posta in gioco è elevata non solo in relazione alle sfide etiche, sociali, politiche ed economiche poste dall’IA, ma anche in relazione al modo in cui tali sfide vengono integrate in una prospettiva che tenga in serio conto le questioni fondamentali dell’antropologia teologica. I fattori sociali, economici e politici in gioco non soltanto sono profondamente interconnessi, ma possiedono essi stessi una dimensione intrinsecamente etica[2].
La rivoluzione dell’IA e le narrazioni politiche
In molte parti del mondo cresce il timore che l’IA stia alimentando una bolla economica destinata prima o poi a scoppiare. Questa preoccupazione emerge in un contesto già complesso, nel quale l’inflazione e la debolezza dei mercati del lavoro s’intrecciano con l’incertezza riguardo alla politica degli Stati Uniti sui dazi e con i delicati negoziati di pace tra Ucraina e Russia. Secondo questa lettura, la crescita speculativa del settore dell’IA starebbe sostenendo, e al tempo stesso occultando, la realtà di un’economia in difficoltà.
Il dibattito sull’esistenza di una simile bolla mette in luce molte delle dinamiche comuni a numerose discussioni sull’IA: una divisione tra gli «ottimisti dell’IA», che offrono descrizioni idilliache di un futuro paradisiaco che essa renderà possibile, e i «catastrofisti dell’IA», che in quel futuro vedono sostanzialmente una distopia. Tra queste due posizioni, ciascuna delle quali ostenta grande sicurezza, si colloca l’incertezza.
I principali elementi a sostegno della tesi catastrofista che teme una bolla economica sono sostanzialmente i seguenti: l’impennata dei prezzi delle azioni delle società di IA; i consistenti capitali raccolti da nuove imprese di IA tramite il venture capital («investimento in capitale di rischio»)[3] e altre fonti; il crescente ricorso a complessi strumenti finanziari titolarizzati
Contenuto riservato agli abbonati
Vuoi continuare a leggere questo contenuto?
Clicca quioppure
Acquista il quaderno cartaceoAbbonati
Per leggere questo contenuto devi essere abbonato a La Civiltà Cattolica. Scegli subito tra i nostri abbonamenti quello che fa al caso tuo.
Scegli l'abbonamento