SULLE CAUSE E GLI USI DELLA FILOSOFIA E ALTRI SCRITTI INEDITI

Recensioni - Leonardo Messinese

6 giugno 2018

HANS JONAS
Sulle cause e gli usi della filosofia e altri scritti inediti
Pisa, ETS, 2017, 120, € 10,00.

Il volume che qui presentiamo raccoglie alcuni scritti inediti di Hans Jonas. Il traduttore, Fabio Fossa, è autore anche di un interessante saggio introduttivo, nel quale gli elementi fondamentali di tali scritti vengono inseriti nel contesto di alcune delle opere più importanti del filosofo, con particolare riferimento a quella del 1966 dal titolo The Phenomenon of Life, dove è analizzato il «fenomeno della vita» secondo una scala ascendente che ha al suo vertice l’uomo.

In questi scritti, risalenti al periodo che va dal 1946 al 1956, Jonas si sofferma sul significato più profondo dell’attività filosofica ed espone già la tesi che la «causa» e il «telos» della filosofia devono essere rintracciati nella «vita» stessa. Quest’ultima, infatti, raggiunge nell’uomo una forma di consapevolezza che, a differenza di quanto avviene negli animali, non è a servizio dei «bisogni biologici», ma se ne emancipa. In tal modo – come si dice nello scritto del 1955 Sulle cause e gli usi della filosofia, che dà il titolo all’intera raccolta – il pensiero si allarga in estensione, ma soprattutto in profondità.

La filosofia costituisce l’apice di tale consapevolezza, tipica dell’«animale pensante»: non arrestandosi a ciò che è offerto dai sensi, egli va alla ricerca delle «cause», dei «princìpi» e delle «correlazioni delle cose» (p. 107). Le distinzioni filosofiche di apparente/reale ed errore/verità sono un ulteriore concreto determinarsi di un’attività conoscitiva che trascende anche quella delle scienze particolari.

L’ideale conoscitivo della filosofia, però, non si limita alla «teoria», alla contemplazione dell’essere e delle essenze, ma va oltre i fenomeni del «mondo materiale»: si estende al «mondo artificiale della società, della technē e della politica» (p. 109). Ciò comporta che la «meraviglia» nei confronti della natura diventi anche meraviglia «nei confronti di sé», e che la domanda sull’essere si trasformi nella grande domanda circa la «virtù», vale a dire su «cosa è bene per natura e cosa lo è per convenzione» (ivi).

È stata proprio questa la ricerca operata da Socrate, al quale è dedicato un saggio del 1950 intitolato Virtù e saggezza in Socrate. Tale ricerca, in ultima analisi, consiste nel tentare di capire «perché ci siano altri desideri, nell’uomo, oltre al desiderio di verità, e del perché questi siano in competizione o parzialmente in contrasto con quello» (p. 77). La risposta di Socrate – avverte Jonas – è improntata a una dottrina dualistica, secondo la quale «il perseguimento della conoscenza» da parte dell’intelletto ha come sua mira la vittoria sull’«influenza delle esigenze del corpo» (p. 75).

Diversa è la risposta di tipo moderno alla medesima questione, in primo luogo perché esclude un tale dualismo: nella prospettiva moderna è presente una concezione «unitaria» della «vita», che è intesa come «un processo evolutivo continuo di facoltà che raggiunge gradi di libertà sempre maggiori» (p. 73).

Jonas vede in Francis Bacon l’antesignano di un ideale di conoscenza orientata a istituire il «regno dell’uomo» in virtù della trasformazione tecnica del mondo. In questa prospettiva, «i benefici della conoscenza consistono nei suoi frutti» (p. 116), e l’umanità ne è sicuramente partecipe. Nondimeno, l’A. sottolinea che la filosofia non dovrebbe omettere di affrontare una questione cruciale, inerente alle conseguenze che un tale processo, al punto in cui esso è pervenuto, può avere per l’essere umano: «Che l’immagine dell’uomo non vacilli, si offuschi e sbiadisca, che gli uomini non si riducano a formiche tecnologiche o edonisti senza anima o marionette frastornate dal nostro furibondo potere, ciò va oltre la religione, che si fonda unicamente sulla fede» (p. 110).

Jonas riconosce così qual è la «logica interna» al processo di sviluppo della technē moderna, in relazione alla quale sorge un «compito» che il pensiero filosofico deve assumersi in proprio: quello di custodire l’immagine dell’uomo. Affidando alla filosofia un tale compito, l’A. tesse una «lode della ragione» e della sua «infinita ricerca» (p. 111). Non intende esprimere un giudizio negativo su un’opera analoga compiuta in nome della religione, ma sottolineare, semplicemente, che quest’ultima «si fonda sulla fede».