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SOTTO LO SGUARDO DELLA BIBBIA

Recensioni - Giuseppe Esposito

5 luglio 2018

JEAN-LOUIS CHRÉTIEN
Sotto lo sguardo della Bibbia
Magnano (Bi), Qiqajon, 2017, 172, € 18,00.

Chrétien è un filosofo e poeta francese, docente di Storia della filosofia tardoantica e altomedioevale all’Université Paris-Sorbonne e autore di numerose opere di argomento filosofico e teologico. Con gli otto saggi raccolti in questo volume egli invita il lettore a «lasciarsi leggere con autorità dalle sante Scritture», mettendosi sotto il loro sguardo, consapevole della potente azione della Parola.

Leggere la Bibbia come un insieme di lettere il cui autore è lo Spirito Santo ci pone nella dimensione temporale del libro stesso: la «storia santa». Ogni volta che Dio parla e viene ascoltato, la storia santa è «oggi», è la mia storia. Ciascuno può fare del proprio spirito una Betlemme, consentire in ogni momento la nascita di Dio in sé, come amava dire Origene. Ma per questo occorre anche che ci distogliamo da noi stessi e ci volgiamo verso la parola di Dio, lasciando che essa compia in noi la sua opera.

L’A. ci invita a collocarci «sotto l’occhio della Scrittura», evocando due immagini che aiutano a comprendere la natura della parola di Dio. Con san Gregorio Magno, possiamo vedere la Scrittura come una «lettera» che Dio indirizza a ciascuno di noi – come siamo, qui e ora –, per farsi conoscere, e che ci invita a dare una risposta. Per Agostino, la Scrittura è uno «specchio»: rivela noi a noi stessi; in essa possiamo conoscerci, discernere la nostra vita e metterci continuamente in gioco; impariamo che siamo chiamati a diventare a immagine di Dio, e riconosciamo la nostra attuale dissomiglianza da tale immagine. Quindi, «conosci te stesso, e poi guardati nello specchio della Parola per conoscerti veramente» (p. 53). Ma, per farlo, dobbiamo evitare la tendenza a dimenticare ciò che vediamo nello specchio: come ci ricorda Agostino, fondamentali sono la memoria e la ruminazione della Parola. E seguendo l’invito di Giacomo (Gc 1,22-25), dobbiamo non soltanto ascoltare, ma anche mettere in pratica la Parola.

La sapienza cristiana, che si fonda su un evento inimmaginabile per la sapienza mondana – vale a dire l’incarnazione del Verbo –, è sapienza delle cose divine, dono dello Spirito, una forma di partecipazione alla vita divina che ci spinge a testimoniare la verità.

Alla sequela di Agostino, non si può non condividere il pane della Parola con gli altri. Ma nell’annunciare il Verbo non è importante solo saper istrui­re: lo è ancor più la «docilità» alla Parola, la capacità di imparare, di lasciarsi istruire, strettamente connessa all’umiltà, al riconoscimento della nostra inadeguatezza.

Di fronte alla rivelazione di Dio, il cristiano non può non sperimentare la gioia, come è ben documentato dalla Bibbia in tanti modi. Gioia, perché Dio parla all’uomo e instaura un dialogo con lui. Gioia, perché Dio va alla ricerca di chi si perde e gli dimostra il suo amore, come insegna la parabola del padre misericordioso. Gioia che deriva dal fatto che Dio è più grande del nostro cuore e che sceglie chi ha poco valore agli occhi del mondo (cfr 1 Cor 1,26-29).

Quelle di Chrétien sono riflessioni profonde e provocatorie, che possono essere propedeutiche all’effettivo confronto con la Parola. Da tale confronto deriva un vero e proprio capovolgimento di prospettiva: chi legge si scopre come colui che viene letto, chi vede come colui che viene visto.