RACCONTO DELLE COSE MERAVIGLIOSE D’ORIENTE

Recensioni - Maurizio Schoepflin

11 gennaio 2019

ODORICO DA PORDENONE
Racconto delle cose meravigliose d’Oriente
Padova, Messaggero, 2018, 112, € 10,00.

Con espressione assai ricercata viene definito «odeporico» o, più raramente, «odeporetico», il genere letterario a cui appartengono gli scritti che narrano viaggi. Di tale letteratura fa parte a pieno titolo un’opera medievale scritta dal frate minore Odorico da Pordenone, nato intorno al 1280 e morto nel 1331. Egli, nel convento di Sant’Antonio in Padova, dettò al confratello Guglielmo da Solagna il resoconto di una lunga peregrinazione da lui effettuata in Estremo Oriente tra l’inizio del 1319 e la fine del 1329 (o i primi mesi del 1330). Questo testo latino, il cui titolo originale suona Relatio de mirabilibus orientalium Tatarorum, viene ora ripresentato in italiano.

All’epoca di Odorico in Occidente era assai sentito il fascino delle lontane terre orientali. Il racconto di Marco Polo aveva suscitato grande interesse, e in precedenza c’era stato il viaggio del frate umbro Giovanni da Pian del Carpine, inviato dal pontefice Innocenzo IV presso il bellicoso popolo dei Tartari, giunto sino ai confini del Friuli. Inoltre, fra il 1293 e il 1294, Giovanni da Montecorvino, anch’egli francescano, era giunto a Pechino, la capitale dello sterminato impero mongolo. Dunque, all’epoca di Odorico, quello del viaggio verso l’Oriente era un progetto che attraeva molti, soprattutto in relazione al desiderio, che animava non pochi religiosi, di annunciare il Vangelo fino agli estremi confini del mondo.

Odorico, in compagnia di frate Giacomo d’Irlanda e di un servitore, partì da Venezia, giunse a Trebisonda sul Mar Nero e, attraversata la penisola arabica, arrivò in India, facendo sosta a Mumbai. Visitò la tomba dell’apostolo Tommaso e riuscì persino a recuperare le reliquie di alcuni confratelli martirizzati dai musulmani. Da lì proseguì fino al porto cinese di Canton, toccando Sumatra, Giava e Borneo. Al termine di un lungo soggiorno in Cina, Odorico e Giacomo presero la via del ritorno e furono di nuovo a Venezia tra la fine del 1329 e i primi dell’anno seguente.

Quando muore, Odorico gode di una sicura fama di santità: subito molti pellegrini fanno della sua tomba una meta assai frequentata, e numerosi sono i miracoli che gli vengono attribuiti. Molto tempo più tardi, il 2 luglio 1755, anche la Sede apostolica conferma la santità del francescano. La relatio di Odorico da Pordenone ha conosciuto una grande fortuna e ancora oggi viene letta e studiata come un documento culturalmente prezioso e spiritualmente edificante.