PAROLE DI VITA

Recensioni - Armando Ceccarelli

6 maggio 2018

CHIARA LUBICH
Parole di vita
a cura di FABIO CIARDI
Roma, Città Nuova, 2017, 862, € 36,00.

Con questo volume il Movimento dei Focolari inizia a pubblicare, con una sistematicità che mancava, la parte più significativa del vasto patrimonio di esperienza e di pensiero di Chiara Lubich. Il piano programmatico darà vita ad un corpus di 16 volumi di scritti autobiografici, di saggi sulla vita spirituale, di discorsi in ambito civile ed ecclesiale e di interventi fondativi del Movimento.

Parole di Vita raccoglie i commenti che Chiara ha scritto, dal 1943 al 2006, per proporre ai suoi lettori i suggerimenti di vita tratti direttamente dal Vangelo o dalla Sacra Scrittura. Come dice Fabio Ciardi nell’introduzione, lo scritto di Chiara «più che un commento al Vangelo, ne è una lettura carismatica, un’intuizione, un impulso a metterlo in pratica, a viverlo» (p. 9). Una parola al mese ha segnato 63 anni di vita del Vangelo di un popolo che ha superato i confini della Chiesa cattolica, per toccare i cristiani di tutte le confessioni, come anche i musulmani, gli ebrei, e perfino i buddisti.

Il timbro carismatico è già nella prima di queste pagine, del 1943, quando ancora a Trento c’era la guerra e, alle sirene dell’allarme antiaereo, bisognava correre nei rifugi senza il tempo di portarsi dietro il necessario. Chiara e le sue prime compagne si stringevano allora attorno al Vangelo. Al lume di candela ne leggevano alcune frasi che, nella consapevolezza che la loro vita era minacciata dai continui bombardamenti, si illuminavano come certezze assolute. Così scoprivano che il Vangelo valeva più della stessa vita; nessuna bomba poteva distruggerlo. La vita era tale solo se era vita del Vangelo.

«Ecco perché – scriveva Chiara – noi viviamo la Parola di Vita. Noi non abbiamo altro libro al di fuori del Vangelo, non abbiamo altra scienza, altra arte. Lì è la Vita» (Lettere dei primi tempi, p. 185). «Tu sapessi quanto è grande il dono di Dio!… Tu non sai la potenza di quel Sangue: parola di martirio, voce di riscatto, che t’apre l’Eterna Felicità; grido ultimo d’amore di un Uomo-Dio per te, che t’ha amata fino alla morte» (Dattiloscritto del 1943, citato a p. 53).

«Siamo nati con il Vangelo in mano», scriveva Chiara, ricordando gli inizi della sua esperienza. Una storia personalissima, capace di coinvolgere milioni di persone nella passione per quelle Scritture che, allora, non erano viste come fonte di vita che poteva trasformare la mentalità delle persone. La Parola di Dio era cosa da specialisti, da studiare per capirla. La grande scoperta di Chiara è stata che, se si iniziava a viverla, quella Parola era davvero, come dice il Salmo 119, «lampada ai miei passi». Non si trattava solo di tenerla in grande venerazione o di meditarla attentamente, ma di metterla in pratica, fino a venire trasformati in essa e diventare altro Cristo.

Era un fatto profetico. Quello che dice il Vaticano II era già esperienza vissuta da tanti: «La lettura della Sacra Scrittura dev’essere accompagnata dalla preghiera, perché ci sia un colloquio tra Dio e l’uomo; poiché “quando preghiamo, parliamo con lui; lui ascoltiamo, quando leggiamo gli oracoli divini”» (Dei Verbum, n. 25). E Cristo solo ha «parole di vita eterna» (Gv 6,68b). «È tensione della mia vita – diceva Chiara a dei religiosi nel 1974 – vivere sempre la Parola, essere la Parola di Dio. Se mi chiedessero: “Ma tu chi sei?”, vorrei rispondere: “Parola di Dio”».

Ciò che è davvero originale in tutte le pagine di questo volume è leggervi l’anelito di Chiara Lubich a diventare quella Parola che Dio da tutta l’eternità ha pronunciato nell’istante eterno in cui genera il Figlio, il Verbo, Parola in cui è contenuto l’essere di ogni persona e di ogni creatura, perché tutto è «parola nella Parola».

In quelle pagine, passate di mano in mano tra milioni di persone nel mondo, di straordinario c’era che, con un linguaggio comprensibile a tutti e collegato al quotidiano, si comunicava una realtà altissima. Se ognuna di quelle parole era lo specchio o il riflesso del Verbo che si è fatto carne in Gesù, in chi l’assimilava con la vita essa diventava carne e sangue, tanto che lui poteva dire, come san Paolo: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Vivere la Parola, allora, era come dare continuità, nell’oggi, al mistero dell’incarnazione, sperimentare che quel mistero non era più solo realtà del passato, ma acquistava una tale profondità e densità da essere eterno e contemporaneo a chi vive le parole del Vangelo.

Così la vita cristiana, tutta incentrata nel vivere la Parola, conosce una grande semplificazione, perché si concentra essenzialmente nell’amore. L’intuizione di Chiara portava a cogliere la comprensione teologica della Parola di Dio. «Ogni Parola, pur essendo espressa in termini umani diversi, è Parola di Dio. Ma siccome Dio è Amore, ogni parola è carità. E quando una di queste parole cadeva nella nostra anima, ci sembrava che si trasformasse in fuoco, si trasformasse in amore. Si poteva affermare che la nostra vita interiore era tutta amore» (pp. 12 s).

In questo modo non solo si avvicinava la Parola di Dio a tutti, soprattutto ai laici, ma si offriva a tutti la possibilità di un’esperienza di ordine mistico, di una consapevole partecipazione al mistero di Dio Amore. Attorno alla Parola di Vita, vissuta quotidianamente e comunicata ai fratelli, prende forma una nuova spiritualità, caratterizzata dal cammino di una santità collettiva e aperta alla fraternità universale. Così è data a ognuno la possibilità di vivere nel cuore del progetto di Dio espresso nella preghiera di Gesù: «Che tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21); di vivere ogni giorno, come popolo di Dio, per l’ideale dell’unità.