PAPA FRANCESCO AI GESUITI SUL PONTIFICATO: «IL FATTO CHE NASCANO RESISTENZE È UN BUON SEGNO»

16 febbraio 2018

«Questo del pontificato è un periodo piuttosto tranquillo […] le cose che non mi tolgono la pace, ma sì mi addolorano, sono i pettegolezzi». Con l’ormai consueto atteggiamento libero e familiare papa Francesco ha risposto alle domande dei suoi confratelli gesuiti anche nei due colloqui avvenuti nell’ultimo viaggio papale in Cile e Perù, che il direttore de La Civiltà Cattolica, p. Antonio Spadaro è stato autorizzato a ripubblicare integralmente nel quaderno 4024 della rivista, in uscita sabato 17 febbraio 2018.

Sulle «resistenze» al Pontificato e al Concilio. «Davanti alla difficoltà» il Papa non parla mai di «“resistenza”, perché significherebbe rinunciare a discernere». La prima «resistenza» che egli nota è quella al Concilio Vaticano II. Il Papa però «per salute mentale» non legge «i siti internet di questa cosiddetta resistenza». E conclude: «È un dispiacere, ma bisogna andare avanti. Gli storici dicono che ci vuole un secolo prima che un Concilio metta radici. Siamo a metà strada». In ogni caso, Francesco cerca «di dialogare, quando il dialogo è possibile; ma alcune resistenze vengono da persone che credono di possedere la vera dottrina». D’altra parte, «il fatto che nascano resistenze è un buon segno. Altrimenti il demonio non si affannerebbe».

La «infallibilità» e la creatività del popolo di Dio. A proposito del Concilio – che il Pontefice invita a «riprendere in mano», in particolare Lumen gentium – papa Francesco è tornato a parlare del clericalismo, «cioè il non rendersi conto che la chiesa è tutto il santo popolo fedele di Dio, che è infallibile in credendo, tutti insieme» e che «porta avanti la Chiesa». In America latina, in particolare, il Papa ha invitato a osservare che «il popolo è stato creativo nella pietà popolare», quando «ai chierici non interessava, e allora lasciavano fare […]. E il popolo andava avanti». Il Papa invita dunque a deprincipare, ad abbandonare «quell’atteggiamento principesco» che resiste in alcuni, e a stare vicini alla gente.

Discernimento: oltre il «si può o non si può». Rispondendo a una domanda sulle riforme necessarie alla Chiesa, papa Francesco ha ribadito che la cosa di cui la chiesa oggi ha più bisogno «è il discernimento», mentre «qualcuno riduce tutto il risultato di due Sinodi» ancora al «si può o non si può». Per il Papa si tratta di «una forma mentis» che è «basata sul limite», e di cui tutta la Chiesa ancora porta le conseguenze. Di qui il rinnovato appello – «questo ve lo chiedo ufficialmente da pontefice» – alla Compagnia di Gesù «di insegnare con umiltà a discernere», perché «a noi il Signore ha dato questa grazia di famiglia».

La vera «riconciliazione» non si negozia. Facendo riferimento ad alcuni processi di pacificazione in corso in America Latina, il Papa ha affermato che in talune circostanze la parola riconciliazione è stata manipolata, diventando «una parola di cartone», usata per trattare sottobanco anche per interessi personali. Il Papa invita in questi casi a non usare quella parola ma anche a «continuare a lavorare», cercando di riconciliare nel concreto le persone.

I tre livelli di abuso nella Chiesa (che vanno insieme). In Perù il Pontefice, ha ribadito che gli abusi sessuali sono la «desolazione più grande che la chiesa sta subendo», che «ci spinge alla vergogna», una vergogna che è anche «una grazia». Senza indulgere ai «premi di consolazione» che vengono dalle statistiche: «È terribile anche se fosse uno soltanto di questi nostri fratelli!». Il Papa ha poi ricordato che di venerdì incontra abitualmente alcune persone abusate: «Restano annientati!»; e ha sottolineato anche il fatto che vi siano «varie congregazioni, relativamente nuove, i cui fondatori sono caduti in questi abusi», che l’abuso «è sempre frutto di una mentalità legata al potere», e che «ci sono tre livelli di abuso che vanno insieme: abuso di autorità, abuso sessuale, e pasticci economici». E – ha affermato – «il diavolo entra dal portafoglio».

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Nel quaderno 4024: la questione di Gerusalemme capitale; le implicazioni del bracconaggio, in particolare in Africa; la storia e lo sviluppo della soap-opera; la crescita del numero di muri nel mondo; la cronaca del viaggio apostolico in Cile e Perù; la recensione de «La dannazione di Faust», in scena all’Opera di Roma.

«Dov’è che il nostro popolo è stato creativo?»

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