ORIGINE DELL’ESTETICO

Dalle emozioni al giudizio

Recensioni - Paolo Cattorini

26 aprile 2018

FABRIZIO DESIDERI
Origine dell’estetico. Dalle emozioni al giudizio
Roma, Carocci, 2018, 176, € 19,00.

All’origine della mente simbolica e linguistica propria dell’uomo sta una mente estetica. La tesi è sostenuta in modo argomentato e dettagliato da Fabrizio Desideri, professore di Estetica all’Università di Firenze e direttore della rivista internazionale online Aisthesis.

La qualità dell’esposizione si avvale del confronto non solo con esponenti del pensiero filosofico (Platone, Aristotele, Kant, Wittgenstein, Benjamin, Putnam), ma anche con studiosi di neuroscienze e con psicologi dell’età evolutiva. Il discorso si articola in passaggi serrati: si descrivono i sistemi emozionali come sintesi espressive, si delinea il dominio ontologico dell’immagine, si analizzano le condizioni del piacere estetico, si indicano gli elementi del «meccanismo» estetico e si ricostruiscono le proprietà del conseguente giudizio.

Implicando sia una risonanza emozionale (generata da un’esperienza in prima persona) sia la ricognizione di eventi reali colti percettivamente, i giudizi estetici invitano a superare la grossolana separazione tra fatti e valori e fungono da paradigma per ripensare «non solo le nostre valutazioni etiche ed etico-politiche, ma anche le nostre conoscenze e ricerche scientifiche» (p. 140). Unità, semplicità, naturalezza, coerenza, eleganza, bellezza sono anzitutto valori di ordine estetico e vengono percepiti nell’intreccio tra descrizione e prescrizione, a partire dall’esperienza diretta di un oggetto. Un’esperienza carica di vibrazioni corporee e segnata unitariamente dal sentimento del piacere (cfr p. 143).

Il testo offre al lettore esemplificazioni frequenti. Le figure alle pagine 106 e 157 ricapitolano incisivamente la complessità del giudizio estetico, in cui s’intrecciano e si anticipano istanze che sono proprie anche di altri tipi di esperienze: quella cognitiva, interessata alla verità; quella predittivo-congetturale, fatta di aspettative e curiosità; quella etica, che aspira a regole di vita buona; quella emotivo-affettiva, in cui risuona l’accordo (preannunciato dalle sensazioni) tra mente, ambiente e altri soggetti. I giudizi di tenore estetico, dunque, «costituiscono la protoforma del giudizio», esprimendo un’attitudine che «ha il valore esplorativo di un primo orientamento» (p. 156). Il libero gioco dell’immaginazione mette in moto una dinamica interna, nella quale la percezione di un evento sorprendente invita a rinnovare regole acquisite, a individuare affinità tra contesti differenti, a dar forma ad aspetti inediti della realtà, a desiderare e precorrere configurazioni nascoste del mondo.

Nell’epilogo l’A. annuncia la prosecuzione della ricerca in direzione del gesto artistico, la cui potenza mimetica non nascerebbe dalle arti poietiche, ma da tecniche primitive – come la caccia –, volte ad acquisire ciò che già esiste in natura, cosicché produrre un’opera equivarrebbe a catturare un’apparenza, a riflettere un mondo per abitarlo in forma nuova.

Dalla lettura di questo volume possono venire stimoli significativi per ripensare la teologia estetica, il significato religioso delle emozioni e delle immagini sensibili, le valenze estetiche del giudizio etico, la risposta unitaria della coscienza credente di fronte a evidenze grate e promettenti.