MEDITAZIONI CARTESIANE E LEZIONI PARIGINE

Recensioni - Veronica Petito

20 marzo 2018

EDMUND HUSSERL
Meditazioni cartesiane e Lezioni parigine
Brescia, La Scuola, 2017, 288, € 19,50.

Le Meditazioni cartesiane e Lezioni parigine costituiscono una rielaborazione dei grandi temi della fenomenologia husserliana. Si tratta di un testo fondamentale che, mediante uno sguardo d’insieme, offre le linee generali per la comprensione del metodo fenomenologico.

Nella Introduzione Husserl spiega il riferimento, nel titolo del libro, alla filosofia cartesiana: la svolta soggettiva rappresenta la possibilità di ritornare alle pure cogitationes, il terreno su cui la fenomenologia ricomincerà a costruire per trovare «il cominciamento» di una filosofia fenomenologica. In altri termini, come Cartesio inaugura una filosofia di genere completamente nuovo, così la fenomenologia intende presentarsi come un tentativo di restituire alla riflessione filosofica un’interna unità attraverso «un metodo radicale». Il percorso husserliano segue, allora, «la via del soggetto», dell’Ego cogito, non per riprendere i contenuti delle Meditazioni di Cartesio, ma per comprendere il significato del ritorno a questo Ego, in cui si disvelano i valori eterni che in esso emergono.

La Prima Meditazione tratta anzitutto la questione dell’Ego trascendentale: il metodo mette fuori circuito tutte le convinzioni e le scienze ritenute valide sino a quel momento. Mediante questa epochē (a partire da quella che Husserl definisce «evidenza o intuizione pura»), lo sguardo si concentra sull’Io meditante e sull’autoriflessione. Il campo dell’Ego diventa il terreno dei vissuti, ciò che fonda la validità di ogni conoscenza. In questa prospettiva, il mondo naturale non è negato nel dubbio radicale, ma considerato come trascendenza rispetto all’Io. L’Io, d’altra parte, porta in sé il «senso» del mondo, è il trascendentale, che ha come suo correlato il trascendente.

Dall’attenzione alla riduzione trascendentale il discorso si sposta, nella Seconda Meditazione, sulla intenzionalità di coscienza, con un’importante distinzione tra Io psicologico e Io trascendentale. Qui emerge anche il rapporto tra cogito e cogitatum. Questo rapporto traduce la relazione tra ragione e realtà, che l’A. esamina nella Terza Meditazione. Va osservato come in rapporto alla trascendenza del mondo la coscienza non percepisca anzitutto il mondo «naturale» in quanto tale, ma lo viva. La vita di coscienza si configura così, anzitutto, come un «vivere il mondo» (p. 136), non come una «percezione oggettiva» di un dato sensibile.

L’indagine sull’Io trascendentale prosegue quindi, nella Quarta Meditazione, con la descrizione dell’Ego come polo dei vissuti di coscienza (Erlebnisse) e sostrato abituale identico, che «si costituisce» attraverso un’originaria «datità» di se stessi, continua ed evidente. Le Meditazioni sviluppano così, in un’ampia visione d’insieme, i problemi del metodo genetico-costitutivo, la sintesi attiva e passiva.

In particolare, nella Quinta Meditazione, Husserl ripercorre la questione della genesi del senso dell’alter ego in noi. In questo contesto, riaffiora il problema fondamentale di una riflessione filosofica che intenda essere rigorosa e «radicale»: questa centralità dell’Ego, che al contempo coglie il dato di coscienza e «costituisce» il «senso» del mondo, non corre il rischio di ridurre la filosofia a una egologia? Husserl si rende immediatamente conto che la questione del simile e dell’estraneo – e, dunque, dell’alter ego – non può essere affrontata all’interno di un’analisi fenomenologica pura. In altri termini, l’intenzionalità oggettivante e la «sintesi d’identità» non possono «costituire il senso» dell’altro; non vi è, cioè, Sinngebung dell’alterità dell’altro uomo. L’«esteriorità», in senso più proprio, è l’altro in quanto tale, in quanto realmente estraneo.

La sintesi appercettiva si scontra qui con l’impossibilità di afferrare l’altro come semplice «oggetto» di coscienza. L’accesso primario all’alter ego è una sintesi passiva che avviene per «associazione»: due coscienze sono date anzitutto per «appaiamento» (Pärung). Il modo in cui, allora, si costituisce il «senso» alter ego è descritto come una sorta di trasposizione appercettiva, poiché dell’altro non vi è «sintesi conoscitiva», ma intenzionalità analogica, una genesi costitutiva che avviene in primo luogo per similitudine e, in secondo luogo, attraverso quel vissuto che Husserl definisce empatia (Einfühlung).

Le Meditazioni cartesiane ci consentono di seguire l’itinerario fenomenologico che va dall’Ego all’alter Ego. La fenomenologia husserliana nasce da un tentativo di fondazione radicale del conoscere e si sviluppa attraverso questioni che vanno oltre l’idea di una conoscenza oggettivante. Ci possiamo allora domandare quale sia il significato di un metodo che sospende la «tesi naturale dell’esistenza del mondo» per ritornare ai vissuti di coscienza, e se, in qualche modo, la fenomenologia riesca a evitare la deriva egologica. In realtà, Husserl gioca tutto in questa radicalità del filosofare, che è radicalità del metodo fenomenologico: come lui stesso sottolinea in conclusione al testo, è necessario «perdere il mondo» per «riguadagnarlo» nuovamente, per scoprirne, cioè, il senso più autentico, che è dato e, al contempo, costituito.

Rassegna bibliografica 4026

Nel quaderno 4026 abbiamo recensito: 1) Giancarlo Pani, "Lutero tra eresia e profezia"; 2) Marcello Semeraro, "L’occhio e la lampada. Il discernimento in «Amoris Laetitia»"; 3) Silvano Maria Tomasi, "The Vatican in the Family of Nations"; 4) Vincenzo Anselmo, "Fece...