«LO SPOSO BURLATO» DA PICCINNI A DITTERSDORF

Un’opera buffa in Europa

Recensioni - Giovanni Arledler

25 gennaio 2019

EMILIA PANTINI – CAMILLO FAVERZANI – MICHELA MARCONI
«Lo sposo burlato» da Piccinni a Dittersdorf. Un’opera buffa in Europa
Lucca, Libreria Musicale Italiana, 2018, XII-390, € 35,00.

Questo volume è un’edizione critica del libretto de Lo sposo burlato (1769), intermezzo musicale di Niccolò Piccinni, uno tra i compositori più rappresentativi del Settecento, e, insieme, lo studio più esaustivo sull’opera stessa, che vantò 19 repliche fino al 1783, in varie città e in varie nazioni, cosa non frequente nella pratica esecutiva del tempo.

Promotrice dell’impresa è Emilia Pantini, docente al Conservatorio di Benevento, che ha coinvolto nel lavoro Camillo Faverzani per quel che riguarda le fortune dell’opera in Francia, e Michela Marconi per la sua diffusione nei Paesi di lingua tedesca.

Nella traduzione in tedesco del libretto, l’esimio compositore Karl Ditters von Dittersdorf offrì una sua versione musicale. L’interesse per lo studio si accresce perché la Pantini propone come autore del libretto anonimo il gesuita p. Giulio Cesare Cordara (1704-85), passato alla storia come uno degli uomini più eruditi del suo tempo e come letterato eccellente, tanto che Giosuè Carducci non esitò a considerarlo antesignano del Parini sia per la sua prosa, sia per i suoi versi, sia per l’arguzia con la quale bacchettava le abitudini e i vizi del tempo.

L’obiezione fondamentale alla proposta di p. Cordara come librettista sta nella considerazione che ben difficilmente il gesuita si sarebbe cimentato in un genere particolare una sola volta. Così la Pantini, che si è dedicata a questo studio per parecchi mesi, ha dovuto farsi carico di approfondire le consuetudini di p. Cordara riguardo ai testi destinati alla musica, non soltanto in occasioni celebrative di poca importanza, ma anche in occasioni solenni (non mancano esempi sul versante teatrale) e per lavori di un certo peso, come il Componimento pastorale per musica (1740) per le note di Sebastiano Haym, e l’oratorio Ester (1744) del compositore Antonio Aurisicchio, entrambi per il Seminario Romano.

L’anonimato del libretto si può spiegare invece con vari motivi: il fatto che nel 1769 si avvertiva l’ostilità che aveva portato alla cacciata dei gesuiti da vari Paesi e si preannunciava la soppressione della Compagnia di Gesù del 1773; la passione del secolo XVIII per le dispute di qualsiasi genere; l’abitudine all’anonimato che Cordara aveva abbracciato intorno ai trent’anni per difendere la Compagnia dai suoi nemici, con 6 satire latine, in merito alla didattica dei gesuiti nei collegi ecc.

Questa importante pubblicazione è un invito a conoscere meglio alcuni capitoli della storia della Compagnia e della storia in generale. Tra le notizie di non poco conto che emergono da questo studio va menzionata l’esecuzione in Cina della più famosa opera di Piccinni, La Cecchina, la buona figliuola (1760), che suscitò l’entusiasmo dell’Imperatore.