LO SGUARDO E L’OLTRE

Da Friedrich a Rothko

Recensioni - Pasquale Maffeo

4 febbraio 2019

GIORGIO AGNISOLA
Lo sguardo e l’oltre. Da Friedrich a Rothko
Bergamo, Moretti & Vitali, 2018, 144, € 14,00.

Giorgio Agnisola è indagatore lucido e intuitivo nelle arti plastiche figurative, nonché docente di Arte Sacra presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.

L’assunto che caratterizza questo lavoro è mettere a fuoco il nitore dello sguardo dell’artista rivolto al visibile, ma con un’attenzione all’invisibile, ossia all’ultraterreno. Cosa sia l’«oltre» annunciato nel titolo, il lettore lo riscontra seguendo l’A. nell’analisi del pensiero e della spiritualità di tre artisti attivi nella seconda metà dell’Ottocento, e di quattro artisti attivi in diversi decenni del Novecento.

La prima analisi riguarda Caspar David Friedrich, e la si può riassumere così: «Cieli altissimi e spaziati si delineano nel silenzio di una natura sconfinata, in cui l’anima credente riconosce il divino. Non è la ragione a consentire tale riconoscimento, ma il sentimento». E il filosofo Aldo Masullo, nella sua autorevole postfazione, precisa che quel sentimento «è figlio della ragione maturata dall’agire e soprattutto dal patire che è la vita di ogni uomo».

Passando a Claude Monet, l’A. acutamente rileva che «la felicità del vedere non può essere solo un rapimento istantaneo, perché l’opera è un cammino di osservazioni e percezioni successive, tanto che l’immediatezza del vedere è condizionata dalla mediazione del conoscere. Ma il conoscere è già esso visione».

Più distesa e serena – per noi più penetrabile – si snoda la vicenda pittorica del provenzale Paul Cézanne. Della sua terra egli conosceva e amava le musiche segrete, le limpidezze naturali, la quiete dei silenzi. La montagna Sainte-Victoire, in particolare, parlava al suo spirito con una prensilità rasserenante, disseminata com’era di tracce religiose che risalivano al V secolo, quando vi si stabilì una colonia di eremiti guidata da san Ser. Nel luogo in cui visse quel santo fu edificata una chiesa romanica, ancora integra al tempo di Cézanne. In seguito, sulla costa del monte si insediarono i camaldolesi, e da ultimo i gesuiti. Il pittore dipinse molte volte quella montagna, guardandola da più lati, con variabili timbri cromatici, riducendola a sagoma di fede ascensionale, recitando con il pennello una muta preghiera.

Su questa scia giungiamo al Novecento. Il primo maestro che incontriamo è Henri Matisse, dal quale apprendiamo che il suo colore, mentre indaga la verità, crea l’immagine che la contiene. Basti qui riportare le parole che riguardano la cappella di Vence, opera della sua tarda età: «Questa cappella non sono io che l’ho voluta. Sono stato costretto a farla. Tutto è venuto da un’altra parte, da più alto di me».

In Italia, incontriamo il bolognese Giorgio Morandi, pittore e incisore, immerso in una sua metafisica solitudine nella dimora di Grizzana, su un pianoro del preappennino emiliano. Uomo coerente e di forti princìpi, seguiva il dettato sapienziale di Blaise Pascal: «L’uomo è manifestamente nato per pensare; qui sta tutta la sua dignità e tutto il suo pregio, e tutto il suo dovere sta nel pensare rettamente». Dai suoi pensosi stati di grazia provenivano le idee creative e il senso vivificante della vita interiore. Non a caso Giorgio De Chirico diede di lui questo giudizio: «Morandi ha santificato la pittura metafisica». Si può allora affermare che la religione cattolica ha illuminato dall’interno le opere della sua maturità.

Radicalmente diversa è la teoria pedagogica di Mark Rothko, pittore russo-americano, che predica la necessità di un rapporto intimo tra opera pittorica e fruitore, perché solo entrando nell’intelligenza del colore che non riempie forme egli sente il profondo richiamo al mistero della vita che Dio gratuitamente dona all’uomo e ai popoli della terra.

Rimane da registrare la religiosità di Giacomo Manzù, autore della Porta della morte, commissionatagli da Pio XII per la basilica vaticana. Agnisola vi legge la forza di una visione che apre l’artista alla pietà del dolore umano, confortato dalla fede in Dio.

Questo libro può essere letto come un lezionario di civiltà innervata dalla fede.