LA CARITAS SACRIFICALIS

Il rapporto tra penitenza e carità in san Francesco di Paola

Recensioni - Giandomenico Mucci

21 aprile 2018

GIUSEPPE FIORINI MOROSINI
La Caritas sacrificalis. Il rapporto tra penitenza e carità in san Francesco di Paola
Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, 2017, 288, € 18,00.

L’iconografia di san Francesco di Paola, notissima ai fedeli che frequentano le chiese tenute dai suoi religiosi, presenta il santo con scritta sul petto la parola charitas. Si segnala così ai fedeli il valore della suprema virtù cristiana nella cui luce è vissuto l’eremita di Paola, padre dei Minimi.

Ma, come scrive l’A., mentre si sviluppava il culto devozionale, è mancata a lungo la cura di sviluppare la base teologica che avrebbe dovuto illuminare la relazione tra la carità e l’altra virtù eminente nella vita e nella missione di san Francesco. La Chiesa stessa, quando approvò l’Ordine dei Minimi e la sua Regola, concentrò l’attenzione sull’aspetto penitenziale della vita di san Francesco. Era il tempo dei Concili di Costanza e di Basilea, del bisogno e del desiderio di una riforma ecclesiale in capite et in membris, della crisi che sfociò nella divisione della Chiesa occidentale. E san Francesco fu esaltato dai Papi come modello di vita austera che spronava all’imitazione di Cristo senza compromessi e alla purificazione dalla corruzione. Questa accentuazione del valore «penitenza» mise in ombra il valore «carità» e scisse il binomio che aveva retto la testimonianza del santo.

Con questo suo lavoro l’A. ha mirato a ricomporre quel binomio, con un’aggiunta. Carità e penitenza «come si conciliano l’una e l’altra in un Ordine, che, attraverso il nome Minimo, aggiunge alle caratteristiche spirituali dell’Ordine anche la virtù dell’umiltà? […]. È possibile scorgere una sintesi meravigliosa tra le tre virtù, nel senso che l’umiltà è il presupposto della volontà della persona di voler vivere l’amore sino al dono della propria vita (è la caritas sacrificalis), realizzando così l’armonia tra la virtù della penitenza e della carità. L’umiltà appartiene allora alla maggiore penitenza». In san Francesco «l’amore verso Dio è stato veicolato dalla penitenza, come offerta di se stessi e di una vita sobria» e «la penitenza abbracciata ha avuto come suo obiettivo solo l’amore, sull’esempio di Gesù che ci ha amati donandoci la sua vita» (pp. 9 s).

La prosa dell’A., che dei Minimi è stato superiore generale, riflette, in questo e in altri volumi, lo spirito filiale che lo lega alla sua vocazione religiosa. Piace notare che, oggi che è vescovo di una grande diocesi, le fatiche pastorali non gli impediscono di continuare gli studi, che sono poi anch’essi una forma di ministero.