INVERTIRE LA ROTTA

Disuguaglianza e crescita economica

Recensioni - Filippo Cucuccio

11 luglio 2018

JOSEPH E. STIGLITZ
Invertire la rotta. Disuguaglianza e crescita economica
Bari, Laterza, 2018, 94, € 8,00.

Questo saggio costituisce una sorta di manifesto approntato da Stiglitz, premio Nobel per l’economia del 2001, per tracciare una nuova prospettiva del capitalismo, caratterizzata da un ulteriore livello di sviluppo economico e da minore disuguaglianza.

È proprio il tema della disuguaglianza al centro delle riflessioni iniziali dell’A., che dal suo osservatorio accademico della Columbia University analizza criticamente le teorie sviluppatesi sull’onda della crescita economica degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, un periodo contrassegnato da un marcato miglioramento del tenore di vita complessivo.

Teorie che trovavano un ulteriore corollario economico nel concetto di produttività marginale e che, purtroppo, sono state brutalmente sconfessate dagli eventi dei decenni successivi. In questi, infatti, si è fortemente allargata la forbice tra le diverse classi sociali, a vantaggio di quelle poste in cima alla scala, e a danno sia di quelle intermedie sia di quelle inferiori, che hanno visto accentuarsi in modo intollerabile la perdita del proprio potere contrattuale e il conseguente disagio economico. Lo testimoniano gli esiti statistici presentati dall’A. con riferimento alla realtà degli Usa e a quella degli altri Paesi maggiormente sviluppati.

C’è allora da chiedersi quale sia il prezzo pagato a questa accresciuta condizione di disuguaglianza, ossia l’instabilità economica, individuando le sue modalità di manifestazione, legate all’indebolimento della domanda aggregata, alla disuguaglianza di opportunità e ai minori investimenti pubblici.

Sulla scorta di queste osservazioni, l’A. indica, con il consueto pragmatismo, la propria ricetta per invertire la rotta e incidere efficacemente su questa situazione di insostenibile disuguaglianza economico-sociale: ridurre in modo sostanziale le remunerazioni di quanti si trovano ai vertici delle imprese; attivare una politica seria di stabilità economica contrassegnata dall’obiettivo della piena occupazione; promuovere, con misure adeguate di sostegno economico, il miglioramento del livello di istruzione e le relative opportunità di accesso; ripensare le modalità di tassazione dei redditi più elevati per acquisire maggiori risorse economiche da destinare agli investimenti pubblici, attivando un circolo virtuoso di ridistribuzione economica.

Una ricetta coraggiosa, che fa giustizia delle posizioni di rendita consolidate nel tempo senza alcun merito specifico e che ha come fondamento sia la ridefinizione del concetto di performance economica – superando la visione spesso deleteria limitata al breve periodo –, sia la configurazione di una complementarità di obiettivi fra la stessa performance economica e un livello di maggiore uguaglianza. Si tratta, in definitiva, di riscrivere le regole per puntare decisamente alla meta di un capitalismo sostenibile. Ne sarà capace e ne avrà il necessario coraggio l’attuale classe politica?