INTRODUZIONE AL PENSIERO POLITICO DI KETTELER

Recensioni - Enrico Paventi

9 luglio 2018

ALBERTO LO PRESTI
Introduzione al pensiero politico di Ketteler
Roma, Armando, 2017, 192, € 18,00.

Wilhelm Emmanuel von Ketteler (1811-1877), che discendeva da una delle casate più antiche dell’aristocrazia tedesca, fu vescovo di Magonza per quasi tre decenni, nonché membro del Parlamento tedesco. Visse dunque in un secolo che, oltre a vedere la nascita e lo sviluppo delle principali correnti ideologiche del mondo moderno, assistette alle tumultuose trasformazioni che caratterizzarono lo scenario sociale ed economico sia della Germania sia di numerosi Paesi europei.

Di fronte a questioni come la lotta di classe e la formazione degli Stati borghesi, le posizioni assunte da Ketteler appaiono assai distanti da quelle di quanti, in ambito cattolico, cercavano di frenare la modernizzazione. Negli stessi anni nei quali si andava elaborando l’apparato teorico del liberalismo e del socialismo egli si sforzò di porre le basi del pensiero politico cristiano che, in seguito, avrebbe contrastato l’una e l’altra ideologia. Alberto Lo Presti, attento studioso di tale corrente di pensiero, individua le principali idee del prelato tedesco, restituendocene tanto l’originalità quanto la complessità.

L’A. mostra anzitutto di condividere solo in parte la definizione di «vescovo dei lavoratori» con la quale, insieme ad altre simili, Ketteler è stato tradizionalmente designato, perché, a suo parere, tali epiteti non ne riassumono efficacemente l’opera né il pensiero. Lo Presti mette poi in rilievo come, attraverso una riflessione fondata su dati storici e statistici, il vescovo di Magonza, rimasto sostanzialmente estraneo alle tentazioni speculative, abbia invece rivolto la propria attenzione ai problemi del momento, alle necessità contingenti, con l’intento di rendere meno misere le condizioni in cui versavano tante persone e famiglie, poiché nella Germania dell’Ottocento era esplosa in tutta la sua drammaticità la cosiddetta «questione sociale»: il mondo del lavoro stava cioè subendo profondi mutamenti, e i salari della classe lavoratrice erano scesi in molti casi al livello della pura e semplice sussistenza. Ketteler decise di affrontare questi problemi con grande energia.

L’A. osserva inoltre come il pensiero del prelato tedesco sia assai articolato, perché le sue riflessioni sulla questione operaia sono accompagnate da parecchi scritti sugli argomenti più disparati, i più rilevanti dei quali sembrano essere quelli in cui sostiene la necessità della nascita di sindacati cristiani, la legittimità del diritto allo sciopero, la validità del principio di sussidiarietà nel rapporto tra Stato centrale e istituzioni territoriali.

Alla base di tali convinzioni c’era indubbiamente la sua concezione della compagine statale: una struttura che non avrebbe dovuto pretendere di incarnare quel sommo bene al quale si sarebbe dovuto sacrificare ogni elemento sociale, culturale, civile e religioso. Lo Stato avrebbe dovuto invece costituire un’entità capace di armonizzare le differenze, che in questo modo sarebbero state in grado di contribuire al progresso dell’intera collettività. Un’idea dalla quale emerge chiaramente il motivo per cui Ketteler contrastò il centralismo prussiano, rivendicando l’autonomia della Chiesa cattolica e di ogni altra Chiesa.

Nell’Impero germanico, sorto a seguito delle tante vittorie belliche conseguite in particolare tra il 1864 e il 1871, i cattolici, a suo avviso, avrebbero dovuto riconoscere il nuovo assetto di potere, nonché compiere ogni sforzo «per il suo rafforzamento e potenziamento» (p. 137), a patto che lo Stato garantisse loro la libertà di espressione, quella religiosa e di insegnamento.

Una posizione che all’epoca, soprattutto nel Partito del Centro, fu giudicata troppo accomodante. Una valutazione a seguito della quale le concezioni di Ketteler sarebbero cadute temporaneamente nell’oblio, per essere poi riscoperte nell’ultimo decennio del secolo, quando, con la fondazione di un patronato come il Volksverein für das katholische Deutschland (1890) e la pubblicazione della Rerum novarum (1891), tornarono a essere considerate fondamentali: una base sulla quale elaborare le strategie del futuro impegno politico e sociale dei cattolici tedeschi.