IL PROGRAMMA DI STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE E LA SUA REGOLAMENTAZIONE

Recensioni - Fernando Chica Arellano

6 febbraio 2019

MARILENA MONTANARI
Il programma di stazione spaziale internazionale e la sua regolamentazione
Città del Vaticano, Lateran University Press, 2018, 290, € 24,00.

L’International Space Station (ISS), oltre ad essere il più grande manufatto extra-atmosferico mai realizzato, costituisce una delle più ampie e strutturate forme di cooperazione internazionale nel settore spaziale. In questo volume l’A. ripercorre le tappe dell’accordo internazionale che funge da magna charta per tutti gli aspetti tecnico-giuridici delineati poi in atti di soft law e contratti internazionali, interrogandosi sulle prospettive, gli obblighi e gli oneri che scaturiscono dall’inevitabile stato di inutilizzabilità a cui l’ISS andrà incontro.

Questa impostazione, oltre ad avanzare una proposta capace di colmare un vuoto giuridico imputabile alla concentrazione normativa su progettazione dettagliata, sviluppo, operazioni e utilizzo dell’ISS piuttosto che sul suo «fine vita», vuole porre in questione la sostenibilità ecologica nel lungo periodo innanzitutto della Low Earth Orbit («Orbita terrestre bassa») e, di riflesso, dell’intero spazio extra-atmosferico. Così intende mettere a fuoco la necessaria tutela del creato nell’area che è un bene collettivo e che potrebbe presto cominciare a risentire del grave «debito ecologico» vigente nella biosfera, come ha ricordato papa Francesco (cfr Laudato si’, nn. 51-52).

Interrogandosi sull’aspetto futuro dell’ISS, la Montanari individua questioni giuridiche la cui soluzione fa diretto riferimento non soltanto al progredire della tecnica ingegneristica e al mutamento degli interessi nazionali, ma anche e soprattutto all’evolversi della concertazione entro il vero partenariato degli Stati coinvolti nel progetto di stazione, affinché si possano ipotizzare soluzioni che sappiano contemperare le spinte di globalizzazione e di unificazione della famiglia umana universale con la necessaria salvaguardia delle specificità di ogni comunità nazionale e dei suoi interessi pubblici. In questo modo si attuerebbe – in una fase tanto cruciale quanto delicata dell’esplorazione siderale da parte dell’uomo – una sussidiarietà internazionale e intra-nazionale in relazione alle molteplici branche del diritto che vi sono coinvolte.

Nel primo capitolo, dopo aver esaminato le questioni definitorie di space object e space debris («oggetti e detriti spaziali») e aver riconosciuto l’esistenza di un’identità fra i due, l’A. presenta una domanda urgente: se, cioè, in virtù della definizione dell’ISS quale jigsaw of nationally owned space elements («mosaico di elementi spaziali di proprietà nazionale»), essa dovrà essere intesa, nel periodo di non funzionalità, quale unico rifiuto spaziale o quale agglomerato di rifiuti.

Superato questo passaggio, sarà finalmente possibile cogliere il tipo di clausole che potranno essere negoziate tra gli Stati partner: sia le disposizioni che riguarderanno la fase di attuazione del «fine vita» (le procedure di smaltimento o riutilizzo di materiale della stazione), sia le conseguenze che da esse derivano, cioè le questioni di responsabilità. Tanto le prime quanto le seconde vengono analizzate in modo approfondito nel terzo e quarto capitolo. Viene sottolineata la necessità di muovere dall’analisi empirica del dato tecnico, aprendo un autentico e sistematico confronto sulla terminazione di un programma spaziale di tale portata, coinvolgendo tutti gli attori che hanno contribuito alla creazione dell’ISS e che hanno beneficiato del suo utilizzo. A tale riguardo, si richiede un confronto giuridico-ingegneristico-economico, che potrebbe costituire un severo banco di prova per l’applicazione delle disposizioni generali di diritto internazionale dello spazio (in particolare, l’Outer Space Treaty e la Liability Convention).

Per quanto riguarda il tema della sicurezza internazionale nello spazio e nella superficie terrestre, l’A. percorre l’iter della nuova «diplomazia spaziale», le cui finalità sono così affascinanti da prevalere sulla conflittualità, da creare ponti anche laddove interessi particolari e mire egemoniche condurrebbero alla contrapposizione e all’isolamento.

L’auspicio è che le proposte della Montanari possano trovare riscontro nelle intenzioni di quanti sono chiamati a tessere relazioni in contesti e dimensioni in cui non è possibile di fatto costruire muri.