I SETTE PECCATI CAPITALI DELL’ECONOMIA ITALIANA

Recensioni - Filippo Cucuccio

21 maggio 2018

CARLO COTTARELLI
I sette peccati capitali dell’economia italiana
Milano, Feltrinelli, 2018, 176, € 15,00

La crisi economico-finanziaria di questo scorcio di secolo, che fortunatamente sembra ormai volgere al termine, ha messo in evidenza con assoluta chiarezza i punti deboli e le fragilità delle economie anche dei principali Pae­si. In particolare, per l’Italia la diagnosi condivisa da molti si concentra sul ritardo, dovuto a cause strutturali che impediscono al Pae­se di beneficiare appieno dei segnali di ripresa che si stanno manifestando a livello internazionale.

Partendo da questa premessa, l’A. ha cercato di individuare alcune risposte valide e praticabili sul piano socio-economico relativamente al «che cosa fare» per sanare questa situazione sfavorevole del nostro Paese. Nel suo percorso di ricerca egli ha potuto così valutare le principali pecche dell’economia italiana, quelli che per l’appunto vengono definiti «i sette peccati capitali», ossia: l’evasione fiscale, la corruzione, l’eccesso di burocrazia, la lentezza della giustizia, il crollo demografico, il divario tra Nord e Sud e la difficoltà a convivere con l’euro.

A ciascuno di essi Cottarelli dedica un capitolo, quindi uno spazio adeguato di considerazioni e riflessioni, sia analizzando le ragioni remote e attuali e le caratteristiche di ogni singolo peccato capitale, sia suggerendo una terapia utile per sanare i guasti prodotti.

L’esperienza internazionale maturata dall’A. in diversi ambiti, tra cui il Fondo Monetario Internazionale, unita a quelle altrettanto significative nazionali, corrobora le considerazioni di questo interessante volume, sia con raffronti e riferimenti su scala internazionale, sia con gli insegnamenti tratti dalle lezioni apprese direttamente sul campo. Con il risultato di offrire al lettore un impianto concettualmente solido e robusto, utile per capire e approfondire le ragioni delle mancanze del nostro Paese in campo economico.

Scorrono così le pagine dedicate ai temi prima ricordati, tutti di estrema attualità, ma che nello stesso tempo affondano le proprie radici nel passato, per giungere alle considerazioni conclusive, dove viene ribadita «l’importanza dei fattori culturali, spesso minimizzati dagli economisti», come pure la necessità di «rafforzare il capitale sociale attraverso l’educazione dei nostri figli e nipoti».

Si devono anche ricordare le due avvertenze finali lanciate dall’A.: un invito a non indugiare nel porre mano alle riforme, prima che si verifichi un nuovo possibile shock internazionale; e un monito ad agire con le riforme, ottenendo previamente «un forte consenso dell’opinione pubblica». Un monito (in cui riecheggiano le parole e l’insegnamento di un maestro, Piero Gobetti) per imboccare ora la strada giusta e non quella sbagliata, come purtroppo avvenne un secolo fa.