GRAZIE ALL’IMMAGINAZIONE

Integrare l’immaginazione in teologia fondamentale

Recensioni - Paolo Cattorini

18 marzo 2019

NICOLAS STEEVES
Grazie all’immaginazione. Integrare l’immaginazione in teologia fondamentale
Brescia, Queriniana, 2018, 416, € 38,00.

L’immaginazione reclama il suo ruolo in teologia. Questo non per una moda postmoderna o per un’esemplificazione divulgativa, ma per la centralità assunta da Gesù Cristo, vero Uomo e vero Dio, Verbo eterno e Immagine perfetta del Padre. Immagine appunto, icona imprescindibile per pensare e credere il Dio invisibile. Nicolas Steeves, gesuita del Centro Sèvres di Parigi e docente presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, analizza sistematicamente alcuni nodi teorici decisivi.

Nella prima parte del volume egli delinea una breve storia della nozione di «immaginazione» in filosofia e nella tradizione giudaico-cristiana, scegliendo l’Apocalisse e le parabole quali paradigmi speciali del racconto biblico.

Nella seconda parte esamina i rapporti fra rivelazione e atto di fede. La rivelazione può e deve toccare l’immaginazione, senza confondere né separare i due piani dell’esperienza religiosa: il credito dato all’attestazione evangelica e la produzione simbolica dispiegata nel corso della sequela cristiana.

La terza parte verifica le conseguenze pratiche: l’immaginazione plasma la spiritualità di chi prega, tocca i sensi attraverso il rito liturgico, sostiene l’impegno etico al servizio di una «vita buona», contrastando l’estremismo politico e il conformismo dei costumi e rifondando una prossimità sociale basata sul gesto eucaristico.

In questo volume l’A. intende integrare l’immaginazione non soltanto nella teologia fondamentale, ma anche nella teologia morale e sacramentale. L’intelligenza della fede non può limitarsi al rigore argomentativo e all’astrazione concettuale, in quanto la decisione di accogliere il Dio che si rivela attraverso segni visibili trasforma la vita concreta (preghiera, liturgia, azione).

Il testo dialoga intensamente con voci filosofiche e teologiche (Ignazio di Loyola, Ricœur, von Balthasar ecc.), narrative e artistiche. Non potrebbe essere altrimenti: per sapere di sé e del mondo, ogni uomo impiega l’immaginazione; e l’anima – come scriveva Cirillo di Gerusalemme – s’immagina Dio e lo contempla più che può, quando la fede la illumina. Le molteplici funzioni dell’immaginario – rappresentazione, esplorazione, interpretazione, discernimento, insegnamento – sono convertite e assieme esaltate dall’esperienza religiosa, chiamata a riconciliare cielo e terra, umanità e divinità, necessità e libertà, eros e agape. La fede è perciò un tipo di immaginazione, una visione globale del mondo che permette al credente di interpretare l’esistenza, di conoscere le cose e di incontrare le persone.

Il divieto divino di fabbricarsi immagini idolatriche impone la sobrietà del pensiero, ma sollecita al contempo una creatività linguistica che contrasti la banalità delle rappresentazioni mediatiche consumistiche e opportunistiche. Il credente, ad esempio, riconosce a poco a poco Dio come Padre, spazzando vie le false immagini di paternità. «L’impiego biblico dell’immaginazione è immenso: escatologia, inni, poesie, parabole, salmi, racconti» (p. 77). Il motivo è il seguente: «Non è senza immagine, ma mediante immagini giuste ispirate da Dio che la Scrittura lotta contro l’idolatria» (p. 96).

Il programma estetico-narrativo della teologia di Steeves merita un riconoscimento e uno sviluppo ancora più intensi. Nell’Indice bibliografico non compaiono alcuni nomi di pensatori che potrebbero aiutare ad approfondire le intuizioni dell’A. Ci riferiamo a Karl Jaspers (con le sue nozioni di cifra e di immagine del mondo), a Virgilio Melchiorre (l’immaginazione simbolica e lo studio dell’analogia), a Theodor Adorno (la filosofia come considerazione di tutte le cose dal punto di vista della redenzione) e a Martha Nussbaum (i rapporti tra immaginazione letteraria e vita civile). Immaginazione e intelletto, estetica ed etica, filosofia e teologia, narrazione e dogma non si contrappongono. L’immagine del Cristo, cui sin dal principio l’uomo è predestinato, accende e sostiene ogni autentico desiderio di un bene incondizionato.