GLI EREMITI CAMALDOLESI DI PIEMONTE (1601-1801)

Recensioni - Federico Lombardi

16 marzo 2019

Gli Eremiti Camaldolesi di Piemonte (1601-1801)
a cura di GIANFRANCO ARMANDO – LAURA FACCHIN – DIEGO LANZARDO
Cherasco (Cn), Cherasco Cultura, 2017, 242, s.i.p.

Chi conosce il Piemonte, sa che alcune località in bella posizione – ad esempio, sui colli che dominano Torino o Busca – sono ben note come «L’eremo», ma quasi nessuno sa raccontare la storia da cui questo nome trae origine.

Il volume che presentiamo, frutto di un Convegno di studi svoltosi nel 2015 a Cherasco, sull’onda delle celebrazioni e degli incontri di studio per il Millenario camaldolese (1012–2012), sopperisce in modo egregio a tale lacuna. Si tratta di un contributo prezioso per la conoscenza della storia della Congregazione camaldolese eremitica di Piemonte, importante Congregazione monastica nata all’inizio del XVII secolo per opera di un eremita di Camaldoli, il beato Alessandro Ceva, confessore del duca di Savoia Carlo Emanuele I.

Quest’ultimo, in ringraziamento per la cessazione di un’epidemia di peste nel 1599, fece edificare un eremo, dedicato al Santo Salvatore, sulla collina di Torino e scelse la chiesa dell’eremo come sede dell’Ordine equestre della Santissima Annunziata, il più prestigioso Ordine dinastico istituito dai duchi di Savoia.

L’importanza assunta dalla Congregazione appare anche dalle successive fondazioni: dopo l’eremo di Torino (1602), furono costruiti quello di Belmonte presso Busca (Cuneo) nel 1614; quello di Santa Maria in Selvamaggiore, a Cherasco (Cuneo) nel 1618; quello di Lanzo Torinese nel 1661. Nel 1632 fu costruito un eremo anche a Genova, l’unico fondato dalla Congregazione piemontese fuori dei confini del ducato di Savoia. Dopo la Rivoluzione francese, gli eremi piemontesi furono soppressi nel 1801, tranne quello di Lanzo, che resistette fino al 1836, quando la Congregazione piemontese, divenuta troppo esigua, venne soppressa con decreto papale.

Tutte queste vicende sono ben narrate e documentate nei contributi di 13 diversi studiosi, dedicati a ognuno degli eremi sopra ricordati e alle principali figure dei camaldolesi della Congregazione piemontese, fra cui, oltre al fondatore Alessandro Ceva con le sue travagliate vicende, dom Colombano Chiaveroti, che divenne vescovo di Ivrea e arcivescovo di Torino, e Michele Sassetti, che nei primi decenni dell’Ottocento fondò in Piemonte alcune scuole ispirate al metodo educativo «lancasteriano».

Promotore di un primo Seminario di studi e poi del già ricordato Convegno di Cherasco e curatore di questa pubblicazione è stato Gianfranco Armando, dell’Archivio Segreto Vaticano, attento cultore della storia del Piemonte.