GESÙ. DIO DELL’UOMO

Recensioni - Fernando Chica Arellano

17 maggio 2018

NICOLA D’ONGHIA – VITO MARTINELLI
Gesù Dio dell’uomo
Monopoli (Ba), VivereIn, 2016, 204, € 15,00

Il titolo del volume Gesù Dio dell’uomo compendia bene l’assunto e il filo conduttore del lavoro curato da don Nicola D’Onghia e da don Vito Martinelli. La riflessione parte dall’imprescindibile e affascinante interrogativo: «Chi è l’uomo?», al quale non si risponderà mai in modo esaustivo. Il tragediografo greco Sofocle (V sec. a.C.) esclamava con stupore: «Molte sono le cose mirabili, ma nessuna è più mirabile dell’uomo!» (Antigone, vv. 332-333). «Di fronte all’autoreferenzialità, all’individualismo, al narcisismo di oggi – dicono gli AA., citando Taylor –, il nuovo umanesimo, auspicato da più parti, non può essere attuato se non con il riappropriarsi delle categorie che esprimono la verità della persona nella sua specificità, rispondendo, così come afferma papa Francesco, a quella “profonda crisi antropologica che è la negazione del primato dell’essere umano” (Evangelii gaudium, n. 55)» (p. 52).

La riflessione proposta dai due teologi parte dalla considerazione che oggi i diversi ambiti disciplinari cercano di descrivere l’uomo ciascuno dal proprio punto di vista e secondo il proprio statuto epistemologico, ma essi non esauriranno mai la comprensione dell’essere umano.

Un particolare ambito di ricerca è costituito oggi dalle neuroscienze. Il loro sviluppo, infatti, ha dato origine a un ampio dibattito, chiamando le diverse scienze a interrogarsi sull’umano, sulle sue facoltà e sui suoi comportamenti. Gli AA. si confrontano con le diverse visioni neuroscientifiche e pongono l’accento sui risultati di esse che possono entrare in dialogo con la teologia. Il tentativo di dialogo è condotto attraverso un’analisi storica che prende le mosse dalla constatazione che tutta la cultura occidentale – da Platone a Cartesio, e poi fino alla scienza moderna – si è costruita su dicotomie, su separazioni e su frammentazioni, a partire dalla fondamentale dialettica «anima e corpo».

D’Onghia e Martinelli non si limitano a sottolineare che le neuroscienze propongono un’immagine dell’uomo come soggetto cerebrale o neuronale. Le recenti ricerche in questo campo hanno provocato una vera rivoluzione scientifica, che ripropone la necessità di superare le separazioni tra anima e corpo non più soltanto sulla base di valutazioni di ordine filosofico e teologico, ma su dati scientifici evidenti. La scoperta dei neuroni specchio, nell’ambito neuroscientifico, e la svolta relazionale, nell’ambito della psicologia evolutiva e della psicoanalisi, fanno emergere come nell’essere umano ci sia una predisposizione, già a livello neurobiologico, all’intersoggettività. Questi dati scientifici inducono a ritrovare l’unità tra anima e corpo. I neuroni specchio mostrano come i sentimenti e le emozioni dell’altro possano essere percepiti e compresi nella misura in cui vengono imitati e vissuti nel proprio corpo. Questo processo viene chiamato dagli scienziati «simulazione incarnata». La stessa psiche, pertanto, si costruisce nella relazione con l’altro, e non in modo isolato. I due studiosi sottolineano come non ci possa essere un «io» senza un «noi».

Di fronte a questi esiti scientifici, la proposta degli AA. è di riflettere sulla dimensione unitaria e relazionale della persona. La concezione cristiana del Dio uno e trino conferisce a questa relazione un vero fondamento. E anche la possibilità del dialogo diventa più concreta, se si tiene presente che il centro dell’esperienza di fede è l’incontro con Gesù Cristo. I due studiosi affermano: «Il Figlio di Dio fa della relazione la verità dell’essere umano» (p. 24).

Questa lettura antropologica e teologica della relazione si traduce poi, nel libro, in 14 schede bibliche neotestamentarie, ben presentate e con utili e documentate note esegetiche, come fa notare nella presentazione del volume mons. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto.