FRANCESCO E I SUOI FRATI

Dalle origini ai Cappuccini

Recensioni - Alfonso Marini

15 settembre 2018

FELICE ACCROCCA
Francesco e i suoi frati. Dalle origini ai Cappuccini
Roma, Istituto Storico dei Cappuccini, 2017, 480, € 35,00.

 

Il volume di mons. Felice Accrocca riunisce venti suoi studi pubblicati dal 2002 al 2016. La Premessa dà ragione del titolo, evidenziando che alla persona di Francesco d’Assisi hanno fatto seguito per secoli molti frati che hanno riproposto il suo messaggio con differenti esperienze, sempre ricche di slancio interiore.

Le tre parti del libro seguono la cronologia della storia dell’Ordine minoritico indipendentemente dall’anno della pubblicazione degli studi. La prima – «Da Francesco di Pietro Bernardone a frate Francesco» – comprende 9 studi; la seconda – «San Francesco nella memoria dell’Ordine (secoli XIII-XV)» – 6 studi; la terza – «L’ansia di una riforma: Osservanti e Cappuccini», che arriva al I secolo dell’età moderna – 5 studi. La differente ampiezza delle parti riflette la proporzione della vasta produzione dell’A., dedicata soprattutto a san Francesco e alle fonti agiografiche.

Un posto centrale in questi studi riveste la tematica del rapporto di Francesco con la Chiesa romana, come nel capitolo V, «Francesco e il vescovo Guido I». Qui l’A. presenta il suo quadro interpretativo delle legendae francescane, mostrando che queste vite di Francesco si relazionano tra loro con integrazioni e correzioni reciproche: la Vita beati Francisci (Vita prima), di Tommaso da Celano, prima biografia del Santo del 1229, è nota agli autori della Legenda trium sociorum e della Compilatio Assisiensis, del 1246, che integrano la prima biografia del Celanese con notizie a lui sconosciute e ritenute attendibili da Tommaso stesso, il quale ne inserisce un buon numero nel suo Memoriale in desiderio animae del 1247 (Vita secunda).

L’A. ricorda l’ulteriore evoluzione dell’intreccio delle leggende francescane: la Legenda maior, di Bonaventura, del 1263 si servì ampiamente delle opere di Tommaso e di Giuliano da Spira (Vita sancti Francisci, degli anni Trenta), e in misura minore anche di quelle del 1246. Come è noto, questa nuova biografia fu accompagnata dall’ordine di distruzione delle legendae precedenti: cosa che fu fatta, ma che comportò una nuova ripresa di testimonianze dopo la decisione del Capitolo generale di Padova del 1276, sicché si ebbe un fiorire di vite a integrazione di quella bonaventuriana.

Questo intreccio reciproco tra le fonti agiografiche è condiviso dalla storiografia, ed è difficile obiettare qualcosa. Va però notato che intrecci e riferimenti reciproci non significano eliminazione delle differenze, non soltanto strutturali e stilistiche, ma anche di immagine di Francesco, sicché allo storico resta il compito di operare delle scelte di priorità.

Infatti, mons. Accrocca dà notevole importanza al De inceptione, una fonte per la cui valorizzazione i suoi studi sono stati fondamentali, contribuendo in buona parte alla sua rinnovata datazione attorno al 1240 (anticipata al 1239 in questo saggio) e alla sua attribuzione a frate Giovanni, discepolo di Egidio.

In base alle fonti da lui privilegiate, l’A. traccia il profilo della persona e dell’opera del vescovo di Assisi Guido I, da non omologare al suo successore Guido II, come è avvenuto fino a studi recenti. È il vescovo che assistette alla conversione di Francesco, e i suoi rapporti con il giovane sono importanti per comprendere l’atteggiamento di Francesco verso la Chiesa.

Stando al De inceptione e alla Legenda trium sociorum, attribuibile a un autore assisano che ha corretto e integrato la Vita prima, Francesco nella sua ricerca si consultò a volte con Guido. «Una futura biografia di Francesco dovrà tenere adeguatamente conto [che] con una certa sicurezza […] in quegli anni vissuti in solitudine Francesco […] aveva un sicuro punto di riferimento nella persona del vescovo Guido I» (p. 117).

Sulla fedeltà alla Chiesa di Roma da parte di Francesco, vir catholicus, non ci sono dubbi (come l’A. ribadisce nello studio sul cardinale Ugolino di Ostia, al cap. IX), ma ciò non elimina l’autonomia che il Santo ebbe nelle sue scelte, la novità della forma sancti Evangelii, rivendicata da lui con estrema chiarezza nel testamento.

Nel capitolo II, «La benedizione di Francesco morente», l’A., correggendo storici quali Manselli e Dalarun, fa giustamente notare che Francesco lasciò le sue benedizioni a più persone, e non al solo Elia o al solo Bernardo, visti in precedenza come figure contrapposte.

Dobbiamo limitarci a questi due temi del ricco volume di mons. Accrocca, che occupa un posto importante nella francescanistica italiana.