FECE CIÒ CHE È MALE AGLI OCCHI DI YHWH

La figura narrativa di Acab in 1 Re

Recensioni - Giovanni Sale

18 marzo 2018

VINCENZO ANSELMO
Fece ciò che è male agli occhi di Yhwh. La figura narrativa di Acab in 1 Re
Roma, Gregorian & Biblical Press, 2018, 328, € 28,00.

In questo volume il gesuita p. Vincenzo Anselmo intraprende una lettura narrativa dell’ampio racconto di 1 Re 16,29-22,40. In particolare, si focalizza sulla caratterizzazione del re Acab, uno dei sovrani malvagi del regno d’Israele, che «fece ciò che è male agli occhi di Yhwh, peggio di tutti i suoi predecessori» (1 Re 16,30).

Generalmente gli studi esegetici sui libri dei Re si incentrano sul ciclo delle storie di Salomone (cfr 1 Re 1-11) e sul ciclo di Elia e di Eliseo (1 Re 17-2 Re 13), mentre il personaggio di Acab in Israele viene marginalizzato rispetto agli altri protagonisti del racconto. È originale, pertanto, lo studio dell’A. che, nei primi due capitoli, pone al centro la figura narrativa del re Acab sia nei racconti che lo vedono sullo sfondo (1 Re 17-19) sia in quelli in cui il sovrano si trova in primo piano (1 Re 20-22). La narrazione di 1 Re 16,29-22,40 si avvale di un ampio cast di co-protagonisti; in particolare, il profeta Elia e la regina Gezabele contribuiscono a far emergere la personalità ondivaga e oscillante del re d’Israele, sempre in bilico tra disobbedienza a Yhwh e ritorni a Dio.

Nel terzo capitolo l’A., integrando l’esegesi biblica con l’analisi psicologica, intraprende una lettura degli affetti e dell’interiorità dei protagonisti e dei comprimari della narrazione di 1 Re 16,29-22,40: «La figura di Acab appare psicologicamente articolata: allo stesso tempo debole e passiva, decisa e sfiduciata, di umore depresso e irritabile» (p. 150). Proprio perché gli affetti dei personaggi sono ritratti dalla Bibbia in maniera parca ed essenziale, quando essi sono inseriti nel racconto giocano un ruolo essenziale nello svolgimento dell’intreccio narrativo.

Infine, il quarto capitolo offre uno sguardo su alcuni personaggi malvagi che attraversano il macroracconto dal libro della Genesi fino al secondo libro dei Re: Adamo, Caino, Esaù, Saul, Amnon, Assalonne, Geroboamo. L’A. prova a individuare «una poetica della caratterizzazione dell’opponente in una progressione tipologica da una figura all’altra» (p. 39). La lettura in sequenza dei personaggi biblici comincia con Adamo, che è al tempo stesso figura regale, collocata nel giardino di Eden, e primo opponente nel racconto biblico, avendo contravvenuto al comando divino di non mangiare del frutto dell’albero. I tratti dell’ascesa e della caduta di Adamo sono richiamati negli altri personaggi del racconto biblico nelle narrazioni delle origini e nella complessità della storia.

Lo studio di p. Anselmo ha il pregio di partire da una narrazione delimitata e da un personaggio specifico per poi affrontare alcuni nodi che emergono in tutto il racconto biblico, come il problema della rappresentazione del male nella Scrittura e quello della libertà dei personaggi.

Secondo Platone, la rappresentazione del malvagio nell’arte poetica comporta un grandissimo rischio, perché il lettore potrebbe essere spinto a imitare il punto di vista del cattivo e ad accumulare il male dentro di sé attraverso l’empatia che si instaura guardando e riproducendo i tratti dell’uomo malvagio e vile, ignobile e brutto (cfr Platone, Repubblica, III, 401b). In merito vengono poste alcune domande teologicamente stringenti: «Perché la Bibbia decide di rappresentare così vivamente le figure dei malvagi? Come si pone Dio, il Signore della storia, davanti al male che cresce sulla terra? Come possono articolarsi la libertà umana, in particolare quando è ribelle, e l’onnipotenza divina?».

Una risposta a queste domande può emergere da una lettura ravvicinata del racconto biblico, dove troviamo un fine e delicato bilanciamento tra onnipotenza divina e libertà dei personaggi. Nella narrazione emerge un Dio appassionato, che interagisce con ogni uomo, anche con il malvagio più ostinato, non stancandosi di offrire la salvezza. «Acab all’interno dei libri dei Re è un esempio in negativo per le generazioni a seguire, perché chiunque, tra le contraddizioni e incertezze della propria vita, scelga il ritorno a Yhwh, sempre possibile, piuttosto che l’ostinazione, la bramosia e la seduzione degli idoli che conducono alla morte. Il macroracconto di Genesi-2 Re costruisce un ritratto dell’uomo, dell’Adamo, nei suoi molteplici aspetti e sfaccettature. L’immagine biblica di un uomo libero e fallibile si apre al confronto con Yhwh, il vero protagonista del racconto, in un delicato equilibrio narrativo tra libertà degli uomini e onnipotenza divina. La presenza di un cattivo così complesso come Acab è la conferma della libertà radicale dell’uomo, che può volgersi anche su sentieri tortuosi» (p. 269).

Rassegna bibliografica 4026

Nel quaderno 4026 abbiamo recensito: 1) Giancarlo Pani, "Lutero tra eresia e profezia"; 2) Marcello Semeraro, "L’occhio e la lampada. Il discernimento in «Amoris Laetitia»"; 3) Silvano Maria Tomasi, "The Vatican in the Family of Nations"; 4) Vincenzo Anselmo, "Fece...