DOV’È DIO?

La fede cristiana al tempo della grande incertezza

Recensioni - Maurizio Mazzurco

12 maggio 2018

JULIÁN CARRÓN – ANDREA TORNIELLI
Dov’è Dio? La fede cristiana al tempo della grande incertezza
Milano, Piemme, 2017, 216, € 15,90.

«Come incontrare Dio, annunciare il Vangelo al mondo secolarizzato di oggi in cui tutti i valori, anche quelli naturali, separati dalla loro origine, perdono forza e integrità?» (p. 6). Alla domanda risponde Julián Carrón, successore di don Giussani alla guida di Comunione e Liberazione, in dialogo con il vaticanista Andrea Tornielli.

La prospettiva di Carrón è in piena sintonia con la visione di papa Francesco che, come i Papi degli ultimi cinquant’anni, insiste molto sulla misericordia: la Chiesa deve ritornare agli inizi, non irrigidirsi in una sorta di moralismo, ma avere «uno sguardo che accoglie, perdona e rigenera» (p. 39); non giudicare, ma lasciarsi commuovere, curare le ferite, soddisfare la sete di pienezza dell’uomo; mettere al primo posto il legame della fede con la vita. La grande grazia per l’uomo di oggi è incontrare Cristo sulla sua strada attraverso il volto, la testimonianza, la vita di altre persone.

Carrón ricorda le origini della sua vocazione, la familiarità con Cristo sperimentata fin dai primi anni di vita nell’ambiente familiare, poi la scelta del sacerdozio, la parrocchia, gli studi di esegesi, l’incontro con don Giussani, il crescente coinvolgimento nella Fraternità di Comunione e Liberazione, e individua il particolare carisma del movimento, che vuole comunicare la fede come «un avvenimento che entra nella vita dell’uomo e la compie» (p. 122).

Qual è stato il rapporto della Fraternità con la politica e il mondo economico? Sollecitato da Tornielli, Carrón ricorda di aver espresso «dolore indicibile nel vedere cosa abbiamo fatto della grazia che abbiamo ricevuto» (p. 143) dando pretesti per identificare il movimento con l’attrattiva del potere e dei soldi. Esprime anche rincrescimento per le incomprensioni e un modo non sempre adeguato di collaborare con gli arcivescovi Martini e Tettamanzi, e prende le distanze dalle critiche, anche forti e sprezzanti, di alcuni esponenti del movimento nei confronti di papa Francesco. A questo proposito, ricorda «l’esperienza sconvolgente» dell’Udienza pubblica del 7 marzo 2015, quando il Papa, «facendo riaccadere la freschezza del carisma» e invitando il movimento a «non chiudere il carisma in bottiglia», «con il suo sguardo ci ha fatto percepire come Cristo è al centro della vita» (p. 181). Da rilevare infine l’esortazione del Papa: «Tenete vivo il fuoco della memoria di quel primo incontro e siate liberi! Così, centrati in Cristo e nel Vangelo, voi potete essere braccia, mani, piedi, mente e cuore di una Chiesa “in uscita”».