DISCORSI SULL’EUROPA

Recensioni - Benedetta Grendene

17 giugno 2018

MARIANO RUMOR
Discorsi sull’Europa
a cura di COSTANZA CISCATO
Milano, FrancoAngeli, 2017, 278, € 33,00.

Il contributo storiografico che presentiamo illumina la figura di Mariano Rumor (1915-90), politico e statista di quella che viene definita la «Prima Repubblica». Il volume raccoglie memorie, «carte» e una ventina di suoi discorsi, pronunciati tra la metà degli anni Sessanta e i primi anni Settanta.

Nel corso della sua lunga carriera politica, Rumor fu segretario della Democrazia Cristiana, per cinque volte presidente del Consiglio dei Ministri, ministro degli Esteri e fu eletto a Bruxelles come primo presidente dell’Unione Europea dei democratici cristiani dal 1965 al 1973. È stato uno dei politici italiani che più ha creduto nell’unificazione europea: dal 1980 fu chiamato a presiedere la commissione politica del Parlamento europeo e la delegazione parlamentare italiana nell’Assemblea della Nato e del Comitato Atlantico.

«Visse passaggi cruciali dell’integrazione europea, in cui non mancò di manifestare la convinzione della necessità di dare all’Europa una consistenza politica adeguata alla forza economica, nel rispetto dei diritti fondamentali e della dignità della persona umana, secondo i principi dello stato di diritto e dell’economia sociale di mercato» (p. 16). Dopo un secolo di nazionalismo esasperato, segnato dal secondo conflitto mondiale, le idee del politico vicentino, ben radicate nei temi della responsabilità e della solidarietà, tipici dell’umanesimo cristiano, hanno rappresentato un tassello importante nella costruzione di una strategia europeista.

Qual è l’originalità di questi documenti raccolti? Essi mostrano innanzitutto come Rumor prosegua sulla strada del programma solidaristico cristiano intrapresa da Alcide De Gasperi, e ancor prima da don Luigi Sturzo, sintetizzabile in queste parole: «Né capitalismo, né comunismo, ma solidarismo di popolo». La sua visione si radica nella «società come unitaria famiglia umana» (p. 77) e nel dialogo, l’unica via possibile per superare i conflitti. La preoccupazione continua per la pace e per le sorti del mondo è il frutto di una collegiale e solidale responsabilità nelle scelte, da compiere su scala internazionale.

Riprendendo le riflessioni della Populorum Progressio, secondo cui «il nome nuovo della pace è lo sviluppo», Rumor auspica «un tipo di politica capace di trasferire, non in termini colonialistici, dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo le tecniche per accelerare una autonoma evoluzione civile, sociale ed economica» (p. 109).

Il progetto rumoriano è mosso dunque da un forte spirito comunitario: «L’Europa unita è e resta comunque per la Democrazia Cristiana una non rinunciata e non rinunciabile tesi della sua filosofia, una non rinunciata e non rinunciabile prospettiva della sua azione politica» (p. 27). Dalle memorie emerge tutta la consapevolezza che Rumor aveva dei rischi e delle difficoltà della politica per scommettere sull’Europa. Ma le speranze hanno vinto le paure, e Rumor si è lasciato guidare da questa massima di Pascal: «Al cristiano ciò che è dato è di combattere, non di vedere il successo o la sconfitta della sua battaglia».

L’antologia getta luce sul passato per guardare il futuro europeo, in un momento in cui l’Unione è chiamata ad affrontare nuove sfide dopo la Brexit.