CORSO FONDAMENTALE SUL DIRITTO NELLA CHIESA

Recensioni - Bruno Esposito

10 luglio 2018

CARLOS J. ERRÁZURIZ
Corso fondamentale sul diritto nella Chiesa
2 voll., Milano, Giuffrè, vol. I: 2009, XI-598, € 48,00; vol. II: 2017, XII-742, € 74,00.

L’opera che presentiamo è il frutto di un concepimento affatto singolare: «un parto gemellare», in cui il I volume (che contiene un’introduzione generale al diritto ecclesiale dal punto di vista teoretico, storico ed ecclesiologico, insieme alla presentazione dei soggetti di diritto) ha visto la luce nel 2009, mentre il II volume (che prende in esame: a. i beni giuridici ecclesiali, quali la Parola, i Sacramenti, la carità e i beni temporali; b. la dichiarazione e la tutela dei diritti nella Chiesa; c. i rapporti tra Chiesa e società civile) è stato pubblicato nel 2017, quindi otto anni dopo. Abbiamo così un vero e proprio trattato, che in maniera propria e originale presenta tutta la materia che fa parte della disciplina del diritto canonico.

L’idea di diritto che viene sviluppata in tutta l’opera è quella propria della cosiddetta «Scuola di Navarra»: Ius est obiectum iustitiae. Il diritto è ciò che giusto, e il diritto canonico – ciò che è giusto nella Chiesa di Cristo – è vero diritto; non è un diritto «diverso» o «analogo» al diritto secolare, anche se ci sono differenze a motivo delle caratteristiche che gli sono proprie.

Nel diritto canonico è importante distinguere ciò che appartiene al livello essenziale/costituzionale, che in quanto tale non può cambiare, e ciò che appartiene al livello storico/contingente, che quindi può – anzi, in alcuni casi deve – cambiare, per adattarsi alle esigenze e alle dinamiche della vita (ma non dei gusti o delle emozioni).

Il diritto canonico non è l’Ordinamento giuridico della Chiesa cattolica, né tanto meno può essere identificato con il Codice di diritto canonico. Infatti, nell’opera si ribadisce più volte che al centro del diritto ci sono i rapporti intraecclesiali di giustizia e non le varie norme canoniche. Si afferma che «il diritto è inseparabile dalla giustizia, in quanto è precisamente il suo oggetto, vale a dire ciò che è giusto. Agire secondo giustizia significa dare a ciascuno ciò che è il suo diritto.

Un altro punto notevole riguarda la peculiarità dell’Ordinamento giuridico canonico. «La giustizia intraecclesiale s’inserisce, come una dimensione intrinseca, nell’insieme della vita della Chiesa. Questa vita non si può concepire senza diritto, non già nel senso delle norme umane (che peraltro sono sempre esistite), bensì in quello di ciò che è giusto nella Chiesa. Una vita ecclesiale sulla terra senza diritto costituisce semplicemente un impossibile, un’utopia contraria alle esigenze della stessa vitalità cristiana, personale e comunitaria, e che può celare ogni genere di ingiustizia. Ugualmente, sarebbe del tutto fuorviante voler limitare la vita ecclesiale ai soli aspetti giuridici. Il difetto del giuridismo proviene proprio da una esagerazione del diritto, che dimentica le altre dimensioni della Chiesa, a cominciare da quella prioritaria dalla carità» (vol. I, p. 41).

Riguardo al II volume, ci limitiamo a segnalare, per la sua originalità, il contenuto dei capitoli XII («Il servizio della carità») e XVI («I rapporti tra la Chiesa e la Società civile»). L’A. afferma che il «servizio della carità» deve essere correttamente compreso. Da esso non vanno esclusi l’annuncio della Parola e la celebrazione dei sacramenti, né, d’altra parte, va negata «la distinzione strutturale tra giustizia e carità all’interno della Chiesa […]. È vero che, come insegna il Concilio Vaticano II, il Popolo di Dio “ha per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati (cfr Gv 13,34)” (LG 9b), per cui anche i doveri di giustizia in senso giuridico derivanti dall’esistenza di quel Popolo costituiscono esigenze dell’amore cristiano. Ciò non vuol dire che nell’ambito canonico si verifichi una sorta di identificazione tra giustizia e carità, contraria alla reale complessità dell’esperienza interpersonale ecclesiale, che distingue tra ciò che è dovuto a qualcuno come suo diritto e ciò che viene dato gratuitamente come dono» (vol. II, p. 441).

Interessanti sono anche le annotazioni riguardo alla Chiesa e alla Società civile (denominazione che l’A. preferisce a quella abituale di «Comunità politica»), in cui si mette in evidenza che la questione giuridica fondamentale concerne la dimensione civile dei diritti ecclesiali delle persone e delle istituzioni legate alla Chiesa. Alla tutela e promozione di tali diritti nella società civile servono i rapporti istituzionali tra Chiesa e soggetti politici di vario livello, eventualmente con accordi. La sostanza di questa materia è giuridica e solo secondariamente politica.

La tesi dello Ius est obiectum iustitiae viene declinata in tutti gli ambiti del diritto ecclesiale presi in considerazioni nei due volumi: filosofico, teologico, storico; riguardo ai soggetti ecclesiali del diritto: i beni giuridici ecclesiali, il riconoscimento e la tutela dei diritti nella Chiesa a livello procedurale e penale; e, infine, nei rapporti tra la Chiesa e la Società civile.

Ognuno nei singoli 16 capitoli presenta, alla fine, una bibliografia ragionata e aggiornata, utile per ulteriori approfondimenti da parte del lettore. La proposta dell’A., è un aiuto ad accostarsi al diritto canonico non come a uno strumento di potere o di mortificazione della libertà dei figli di Dio, ma come a ciò che contribuisce a farci vivere nella verità, e quindi a vivere pienamente la libertà che Dio ci ha dato.