COME MERIDIANI NELLE VICINANZE DEL POLO

Scienza, filosofia e religione

Recensioni - Edmondo Cesarini

24 aprile 2019

STEFANO VISINTIN
Come meridiani nelle vicinanze del Polo. Scienza, filosofia e religione
Bologna, EDB, 2018, 120, € 11,50.

Qual è il fondamento ultimo della realtà? Perché esiste qualcosa e non il nulla? Qual è il destino finale dell’umanità e del cosmo? La documentazione sulla situazione delle ricerche e dei tentativi di risposta a queste domande da parte delle discipline scientifiche, filosofiche e teologiche è il tema di questo libro di dom Stefano Visintin, rettore del Pontificio Ateneo Sant’Anselmo e già decano di Teologia, e dottore in Fisica nucleare.

L’A. rileva come le domande fondamentali sull’origine, l’essenza e il futuro dell’uomo, che in passato erano di competenza della teologia e della filosofia, oggi vengano affrontate anche dalla scienza. Quando si tratta di temi «ultimi», le varie discipline tendono a invadere i campi di altre discipline e a generare uno stretto confronto tra loro. Ma, come fa notare l’A., mentre nel passato questo confronto era spesso uno scontro (si veda, per esempio, il «caso Galileo»), oggi può diventare un incontro, con possibili «fecondazioni» e contributi tra le discipline.

Non è possibile dare conto qui di tutti i temi, argomentazioni e riferimenti del libro; ci limiteremo perciò a presentarne soltanto alcuni. La fisica, che è arrivata oggi a studiare la realtà fino a un infinitesimo dalla sua origine, si pone il problema della causa di tale origine, e così sfocia nella metafisica, quasi come una nuova religione. Ipotizza l’esistenza di una «legge del Tutto» – per Stephen Hawking essa è la gravità –, che da un «nulla quantico» abbia causato il cosiddetto «Big-Bang». Ma una ToE (Theory of Everything) rimane comunque «all’interno» del cosmo stesso, e la stessa origine del tempo avverrebbe nella dimensione temporale, il che sembra contraddittorio; anche per il teorema di Godel, un sistema non è totalmente spiegabile, se si rimane al suo interno. Un più proficuo incontro tra scienza e teologia è dato dalla concezione evoluzionista di Teilhard de Chardin, secondo la quale tutto il processo cosmico – originato comunque da un Atto trascendente – è «in cammino» verso un compimento finale.

Anche riguardo alla domanda: «Dove andremo?» la scienza moderna presenta varie ipotesi, che riguardano questa vita, e non l’aldilà. Il transumanesimo, con le moderne nano-bio-info-tecnologie, afferma la possibilità di liberare l’umanità dalla fatica, dal dolore e dalla morte. Esprime così quasi una nuova religione, che offra all’uomo la possibilità di raggiungere la salvezza con le proprie capacità, e non nella relazione con un Altro trascendente.

Anche in questo ambito del futuro umano, è importante il riferimento a Teilhard de Chardin e alla sua concezione di un’evoluzione dell’umanità dalla conquista della coscienza alla costituzione di una «supercoscienza», la cosiddetta «noosfera». Si tratta di un’unione dell’umanità in una rete di relazioni interpersonali – quindi non semplici interconnessioni informatiche –, quasi un «corpo dell’umanità», preludio al Corpo di Cristo, punto di arrivo dell’evoluzione e di un futuro non soltanto storico, ma metastorico, in quanto realtà già immanentemente presente e operante.

Ma dove l’intreccio di teologia, filosofia e scienze è più stretto è nel tentativo di dare una risposta alle domande: chi siamo? Qual è lo specifico umano? Che cos’è la coscienza? Qual è il rapporto tra coscienza, mente e cervello? Qui l’A. presenta un ampio ventaglio di risposte e di proposte da parte delle scienze neurologiche e dall’informatica (che ipotizza di trasferire la mente su computer); di pensatori del passato: Aristotele, san Tommaso; e di teologi moderni: Rahner, Moltmann e soprattutto Teilhard de Chardin. A questo riguardo si potrebbe parlare di una teologia della scienza, anzi di una «teleologia» della scienza, come precisa Visintin.

In definitiva, questo libro ci vuole mostrare come scienza, filosofia e teo­logia, che nel corso dei secoli hanno seguito vie così distanti tra loro e spesso conflittuali, possano oggi arrivare quasi a congiungersi, «come accade ai meridiani nelle vicinanze del Polo» (Teilhard de Chardin, Il fenomeno umano).