COME LAVORA UNO STORICO

Recensioni - Enrico Paventi

6 marzo 2019

CARL GUSTAV HEMPEL – DARIO ANTISERI
Come lavora uno storico
Roma, Armando, 2018, 112, € 12,00.

Nei due saggi presenti in questo libro gli AA., celebri epistemologi che difendono l’applicazione del metodo scientifico alle diverse discipline – dalla fisica alla sociologia, dalla linguistica alla biologia – affrontano alcune questioni attinenti al suo impiego nell’ambito dell’elaborazione storiografica.

Una volta ricordato che si tratta di quel metodo le cui fasi sono costituite dall’individuazione dei problemi, dall’enunciazione delle teorie e dalla formulazione delle critiche, Hempel e Antiseri osservano come – nella pratica quotidiana – ci troveremo di fronte alla possibilità di fare storia scientifica o storia ideologica: se vorremo capire qualcosa del passato, dovremo dedicarci alla prima; se invece vorremo proporre valori etici, concezioni religiose o dottrine dello Stato, ci occuperemo della seconda. Fondamentale sarà quindi distinguere tra descrizioni ed esclamazioni, parzialità e faziosità. Così riusciremo ad apprendere come le difficoltà del nostro presente siano legate al passato e come potremo progredire verso la soluzione di quelli che per noi sono i problemi più importanti.

Nel suo saggio Dario Antiseri intende definire lo statuto epistemologico della storia. Egli sostiene a questo proposito che un evento è spiegato o spiegabile scientificamente quando è dedotto o deducibile da un insieme di asserzioni costituito tanto da condizioni iniziali quanto da leggi generali. Infatti, spiegare significa risalire alle cause, cioè ad altri avvenimenti che sono alla base di ciò che è accaduto in un dato periodo. In altri termini: nel momento in cui cerchiamo di fornire una spiegazione, noi scegliamo alcuni fatti ed eventi, affermando nel contempo che gli uni e gli altri possiedono un potere esplicativo nei confronti dell’avvenimento da interpretare. Ma qual è il criterio che ci consente di attribuire tale potere esplicativo? La risposta di Antiseri è che a collegare una cosa che deve essere spiegata alle sue condizioni, «a strappare dal limbo degli infiniti fatti alcuni di essi e a imputarli di esser causa del fatto da spiegare» (p. 19) provvedono le leggi universali.

Su questo punto insiste anche Carl Gustav Hempel, il quale considera tali leggi necessarie da un punto di vista logico: se, nell’ambito di una spiegazione, esse fossero assenti, non sapremmo quali sarebbero le cause di un certo avvenimento; ma se non sapessimo come individuare le cause di un certo evento, esso non potrebbe essere spiegato. Il filosofo parla altrove di un procedimento chiarificatore che, esplicitamente o implicitamente, deve fondarsi almeno su una «generalizzazione» o «legge di copertura», sebbene egli sia il primo a riconoscere che questa legge è nella maggior parte dei casi banale. Hempel ne ribadisce tuttavia la fondamentale importanza sotto l’aspetto logico.

Questo volume fornisce un utile contributo al lavoro dello storico, in quanto rende lo studioso maggiormente consapevole delle questioni legate al metodo, e quindi meno disposto ad accettare verità preconcette. L’epistemologia gli dimostra inoltre che le visioni totalizzanti non riescono a spiegare alcunché, sebbene possano sollevare questioni e ipotesi interessanti; che l’attività di ricerca richiede la presenza di punti di vista che sono sempre parziali o che possono essere smentiti; chiarisce le ragioni in base alle quali le situazioni storiche sono tanto complesse, e di quale opera congetturale e di prova ci sia bisogno per interpretarle; infine dice allo studioso «che non esistono teorie onnipotenti in grado di spiegare e ricostruire scientificamente gli avvenimenti storici» (p. 74).