CHE COS’È L’ESTETICA QUOTIDIANA

Recensioni - Paolo Cattorini

7 giugno 2018

ELISABETTA DI STEFANO
Che cos’è l’estetica quotidiana
Roma, Carocci, 2018, 128, € 12,00.

L’estetica, intesa come riflessione sulla bellezza, ha travalicato l’ambito artistico ed è giunta a studiare le condizioni che garantiscono una piacevole fruizione e un’esplorazione intelligente anche di oggetti, pratiche, abitudini, immagini che incontriamo nella vita di tutti i giorni. Quali ragioni hanno alimentato l’interesse per l’«estetica quotidiana» (Everyday Aesthetics)?

In primo luogo, la svolta impressa da Duchamp sin dal 1917, nella quale egli aveva, una volta per tutte, «trasfigurato» e nobilitato l’oggetto banale o di uso ordinario: se un orinatoio industriale veniva proposto per un’esposizione, ciò significava che di ogni prodotto o attrezzo comune poteva essere riconosciuta una «bellezza».

In secondo luogo, gli artisti sono sempre più usciti allo scoperto e nelle loro performances hanno esibito l’importanza del coinvolgimento diretto con il pubblico (si pensi alla Body Art). L’opera d’arte non è più contemplabile a distanza, ma è un’esperienza condivisa, proprio come accade negli scambi comunicativi della vita ordinaria.

Il volume della Di Stefano commenta, attraverso una ricca bibliografia, le molte linee di ricerca – sia in ambito statunitense sia in quello europeo – che hanno tentato di utilizzare nuove categorie concettuali per interpretare la diffusa estetizzazione della realtà. Viene così analizzata la differenza tra aura e atmosfera, tra lusso e decoro, tra il gesto artistico tradizionale e l’«artificazione», in cui il desiderio di eleganza e creatività stilistica investe il design, la pubblicità, l’arredo urbano, le metodologie formative, la gestione della sanità.

Come un buon artigiano che intreccia ripetizione e creatività nell’allestimento di utili manufatti, così ogni operatore sociale può applicare una sapienza estetica sia nell’allestire eventi speciali sia nell’influenzare attività elementari (mangiare, camminare, vestirsi) in direzione della cura di sé e dell’ambiente. La stessa disciplina «estetica» cambia e diviene teoria della conoscenza sensibile, studio delle trasformazioni psico-fisiche individuali (la «somaestetica») e indagine sulle pratiche socio-ambientali che possono umanizzare la convivenza.

L’A. insegna Estetica ed Estetica dei nuovi media all’Università di Palermo e nel volume offre una convincente documentazione dei molti settori sociali che rivendicano nuove intersezioni tra funzionalità e bellezza e le impongono al gusto del grande pubblico. Gli ambiti presi in esame sono il corpo, lo sport, il cibo, gli oggetti comuni, gli ambienti. «L’Everyday Aesthetics ha messo a fuoco che il valore estetico dell’oggetto quotidiano non consiste solo nella bellezza della forma, ma anche nel piacere che scaturisce dal raggiungere efficacemente l’obiettivo» (p. 110). Non si tratta cioè di trasfigurare un oggetto estrapolandolo dal flusso della quotidianità e inserendolo in un contesto artistico, come quello museale, ma di cogliere la straordinaria intensità offerta da strumenti utilizzati nella vita di tutti i giorni e dotati di proprietà e fascino speciali. Ad esempio, certi attrezzi domestici – come un coltello da cucina –, anche se privi di una marca famosa o di uno status symbol, sollecitano il piacere corporeo di manipolarli, favoriscono applicazioni creative, offrono emozioni impreviste, possiedono un design eticamente connotato (rispettoso dell’ambiente, innocuo per i bambini), evocano ricordi e affetti preziosi. Si pensi al vintage, a quell’usato che sembra custodire un’anima antica che il nuovo proprietario mostra di accogliere e apprezzare.

In questa ottica si comprende il privilegio oggi assegnato alla sfera del cibo e dell’arte culinaria. Il gusto, infatti, cioè il senso preposto ad avvertire e distinguere i sapori, è legato alla sensibilità estetica, per la feconda compresenza di sapere e piacere. Chi sa gustare (o preparare un prodotto gustoso) non si limita a godere, ma acquisisce conoscenza. Una conoscenza però che non è solo intellettuale, ma implica un contatto corporeo, una risonanza emotiva, una vibrazione carnale. Verità e bellezza comunicano – come sostenevano gli antichi greci – tanto nelle belle arti quanto nelle attività comuni. Anche queste ultime danno forma all’informe, per sopperire a una mancanza, per soddisfare un desiderio di liberazione.