CARCERE E FEDE

Il Padre libera i prigionieri

Recensioni - Laura Dalfollo

25 maggio 2018

VIRGILIO BALDUCCHI
Carcere e fede. Il Padre libera i prigionieri
Sestri Levante, Edizioni Oltre, 2017, 90, € 10,00

Virgilio Balducchi, cappellano del carcere, ha dedicato la sua vita di sacerdote a quelle persone dimenticate, volutamente allontanate dalla società «giusta». Il testo struttura un percorso capace di presentare il tema della «spiritualità in carcere» come vissuto in cui poter «cogliere l’azione dello Spirito Santo che agisce nella comunità umana, e comunità chiesa, nel carcere» (p. 7).

Attraverso racconti e testimonianze reali emergono l’immagine di Dio e quella dell’uomo dal «terreno buono». L’amore di Dio si manifesta anche quando l’amore umano sembra fermarsi al confine fra il mondo dei giusti e il limbo dei dimenticati. Al lettore l’A. chiede: «I cristiani sono coscienti di credere in un condannato? Quando guardano le tre croci, sono chiamati a non cancellarne nessuna nella comprensione del Dio crocifisso. Tutte e tre ci parlano di Dio» (p. 18).

Così il carcere può diventare luogo di esperienza di incontro con Cristo – riconosciuto compagno – di affidamento e di senso. Il carcere è definito «limbo», con parole capaci di portare il lettore a uno sguardo concreto: «Sospesi dalla propria libertà, incuneati in cunicoli più o meno grandi si aspetta il tempo che passa. Sconti la tua pena. Quale uomo diventi, con quale spirito sopravvivi, quale senso al lento trascorrere del tempo? Sei in un limbo in balìa degli eventi, quasi totalmente indipendenti da te, anche una semplice telefonata non è immediata né sempre possibile» (p. 23). Questa condizione, però, non è l’ultima parola, può essere vinta: lì dove Dio è riconosciuto come vicino, l’incontro riesce a dare senso a una storia nella quale si era persa la speranza.

L’A. parla anche della situazione difficile in cui versano le strutture carcerarie, del problema del senso di una condanna e di una pena da vivere e capire in un contesto ostile. Il percorso che il testo affronta passa dall’incontro intimo, personale a quello condiviso, ecclesiale. Una Chiesa nel carcere significa dare senso al tempo, possibilità di condivisione e di apertura al diverso. Il cammino di un reale cambiamento è vissuto nel confronto con storie simili, eppure sempre così diverse, in quanto vite di persone uniche, storicamente e culturalmente definite, che richiedono rispetto, così da trasformare il luogo dell’allontanamento in luogo della comunione.

Il testo si conclude con il capitolo «Spiritualità femminile in carcere»: una breve riflessione sullo specifico della sensibilità femminile, in cui spiccano il bisogno di protezione, la preoccupazione materna per i figli da cui ci si deve spesso separare, la capacità propria della donna di aprirsi al dialogo e al confronto.