Esther Ballestrino de Careaga

BERGOGLIO E I LIBRI DI ESTHER

L’amicizia tra il futuro papa e la rivoluzionaria desaparecida

Recensioni - Valentina Cuccia

31 maggio 2018

NELLO SCAVO
Bergoglio e i libri di Esther. L’amicizia tra il futuro papa e la rivoluzionaria desaparecida
Roma, Città Nuova, 2017, 102, € 12,00.

Questo libro racconta il papa Bergoglio meno conosciuto. Sono gli anni più bui dell’Argentina, quelli che hanno segnato e formato il futuro Pontefice, quelli in cui padre Jorge salvò in silenzio molte vite. In quegli anni nasce il mistero della biblioteca marxista di Esther Balestrino de Careaga, mistero durato quattro decenni. Alcuni testimoni dell’epoca ipotizzarono che Bergoglio avesse distrutto i libri per far sparire ogni traccia.

Esther Balestrino, medico biochimico farmaceutico paraguaiana, non solo è stata il capo di Jorge Mario Bergoglio (aveva 17 anni, ed era il 1953) nel suo primo lavoro in un laboratorio chimico, ma anche quella che lui stesso ha sempre ricordato come «la persona che mi insegnò a pensare», e a cui fu sempre legato da stima e affetto.

Attivista marxista, fondatrice del primo movimento per la difesa dei diritti delle donne e dei lavoratori nelle campagne, Esther si attirò l’inimicizia di autorità e latifondisti. Da lei Bergoglio apprese non soltanto la serietà del lavoro, ma anche un certo modo di intendere la politica, come impegno per la giustizia sociale. Sono in tanti a essere grati a lei per ciò che fece in quegli anni. Ricordata come una donna colta, intelligente, gentile e molto politicizzata, partecipò alle prime riunioni delle Madres de Plaza de Mayo. Dopo il golpe del 1976 la sua abitazione venne più volte perquisita e i suoi familiari arrestati. Lei decise di affidare il suo patrimonio di libri a padre Bergoglio.

Questi aveva 42 anni, quando Esther venne fatta sparire. All’epoca egli era il provinciale dei gesuiti argentini, ma non aveva alcuna autorità per intervenire sulle istituzioni. Come sottolinea l’A., a lui toccava il compito di muoversi «nei retrobottega della dittatura, tentando di sbrogliare la matassa lavorando nell’ombra».

Ripercorrendo la vicenda di Esther, si scopre qualcosa di più su padre Jorge: il modo con cui egli si occupava dei casi più spinosi, come tentò di fare con Esther Balestrino, e quel senso di giustizia che proprio nei mesi da allievo nel laboratorio di analisi chimiche il futuro Pontefice aveva alimentato e approfondito.

Il pontificato di Francesco è carico di significati e simboli, la cui origine si deve proprio a Esther e a quel tempo di «vite a perdere» a cui si fa cenno in questo libro, a tanti nomi importanti nella formazione del futuro Papa, come, ad esempio, Mauricio Silva o il gesuita spagnolo José Luis Caravias. Per Esther padre Jorge non riuscì a fare nulla. Ma riuscì a salvarne la biblioteca. Aveva fatto in modo che nemmeno una pagina andasse perduta.

Erano i libri che Esther aveva letto, amato e su cui aveva riflettuto. Anche se lontano dalle teorie marxiste, padre Jorge li nascose e li protesse come fossero persone. Forse perché quelle idee, condivisibili o meno, erano il segno distintivo di una donna eccezionale, una martire dei diritti umani. Così Bergoglio riuscì a fare molto per salvare la memoria di Esther e riconsegnare alla famiglia l’importante tesoro di questa donna, rimasto nascosto a lungo. Per anni, infatti, ne aveva custodito l’eredità. Nel silenzio.