3 P. PADRE PINO PUGLISI

Recensioni - Maurizio Schoepflin

14 settembre 2018

MARCO PAPPALARDO
3 P. Padre Pino Puglisi
Milano, Paoline, 2018, 110, € 11,90.

Marco Pappalardo, docente di lettere, giornalista pubblicista, da molti anni impegnato nel volontariato, ha scelto un modo inusuale per scrivere questo libro su don Pino Puglisi, il sacerdote assassinato dalla mafia nel 1993. È stato coadiuvato in modo originale dal grafico Massimiliano Feroldi, anch’egli insegnante e grande appassionato di arte. Pappalardo, infatti, ha voluto riproporre la parabola esistenziale di Puglisi attraverso la forma diaristica, proprio come se fosse lo stesso prete palermitano a raccontare la sua vita e le sue più profonde convinzioni; Feroldi ha corredato ogni singola pagina del diario con illustrazioni in bianco e nero, che risultano vivamente evocative.

La narrazione si snoda nell’arco di tempo che va dal 15 settembre 1937, data di nascita di don Pino, al 15 settembre 1993, giorno del suo assassinio, abbracciando l’intera esistenza di un uomo di Chiesa che, a costo del sacrificio della vita, è stato testimone di quell’amore per la Verità che a volte viene pagato a caro prezzo, addirittura, come nel suo caso, con la morte. Don Puglisi venne ucciso davanti al portone di casa proprio il giorno del suo cinquantaseie­simo compleanno da chi aveva paura del cambiamento che egli stava attuando: il sacerdote, infatti, lottava strenuamente contro le organizzazioni mafiose, adoperandosi per diffondere tra i giovani la cultura della legalità e tentando con ogni mezzo di togliere dalla strada bambini e ragazzi che altrimenti sarebbero stati risucchiati dagli ambienti malavitosi.

Il 28 giugno 2012 papa Benedetto XVI concesse la promulgazione del decreto di beatificazione per il martirio in odium fidei; e il 25 maggio del 2013 il prete siciliano fu beatificato.

Pappalardo fa raccontare a don Pino molte vicende: la nascita in una famiglia assai modesta, la guerra, gli studi, l’ingresso in seminario, l’impegno sacerdotale vissuto in ambienti difficilissimi, l’esperienza tra i terremotati del Belice, il lavoro come insegnante di religione, la pratica della povertà: il tutto vissuto con uno spirito di totale servizio.

L’A. fa dire a don Pino: «La prima scelta: esserci per tutti, per chi desidera parlarmi. Per ascoltare la gente apro la mia umile casa, tanto che qualcuno la chiama “Colosseo” e non certo per le dimensioni. I ritmi, a volte frenetici, […] non devono rallentare od ostacolare l’evangelizzazione, l’attenzione ai singoli e l’impegno per il quartiere», il Brancaccio di Palermo, tristemente noto alle cronache, nel quale don Pino era nato e dove l’arcivescovo volle che tornasse per compiere la sua missione.

Qui don Pino incontrava quotidianamente Gesù «nei volti dei tanti bambini e ragazzi traditi dalla vita e dagli affetti, abbandonati alla legge della strada e a quella dei boss mafiosi del quartiere». Il sacerdote siciliano era consapevole che prima o poi sarebbe stato ucciso: «Ho la sensazione – diceva – di non essere mai solo, ma di essere seguito e guardato a vista. […] La mafia ha deciso di eliminarmi!».

Papa Francesco ha affermato che le cosche mafiose hanno cercato di sconfiggere don Pino uccidendolo, ma in realtà è lui che ha vinto. La narrazione della sua vita normale, e nel medesimo tempo straordinaria, è un forte stimolo ad accogliere l’eredità spirituale di un autentico testimone del Vangelo.