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Cultura e società

Don Pietro Pappagallo, ucciso alle Fosse Ardeatine

Piersandro Vanzan

2 Gennaio 2010

Quaderno 3829

Il mosaico costituito dall’opera della Chiesa nel salvare i perseguitati dai nazifascisti si arricchisce ogni giorno di sempre nuove e preziose tessere, come quella di un’eroica figura del cattolicesimo romano, don Pietro Pappagallo, un prete che salvò la vita a molti braccati e per questo sacrificò la sua vita nella strage delle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944.

Quando nel 1998 l’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, gli conferì la medaglia d’oro al merito civile alla memoria, così lo descrisse: «Sacerdote della diocesi di Roma, durante l’occupazione tedesca collaborò intensamente alla lotta clandestina e si prodigò in soccorso di ebrei, soldati sbandati, antifascisti e alleati in fuga dando loro aiuti per nascondersi e rifocillarsi. Tradito, fu consegnato ai tedeschi, sacrificando la sua vita con la serenità d’animo, segno della sua fede, che sempre lo aveva illuminato»[1]. E ancor oggi la vita di don Pietro e il suo sacrificio continuano a rappresentare un esempio luminoso di quella generosa solidarietà che, non raramente con esplicite motivazioni cristiane, fiorì nell’Urbe dopo l’occupazione tedesca di Roma, e si diffuse a macchia d’olio tra preti, semplici cittadini, religiosi e monache, portando in salvo migliaia di vite.

Sacerdote in Puglia

Don Pietro Pappagallo nasce a Terlizzi (Ba) il 28 giugno 1888 da famiglia estremamente modesta e tuttavia dignitosa. Quinto di otto, tra fratelli e sorelle, trascorre l’infanzia aiutando il padre nel lavoro di cordaio fino a quando, nel 1903, i fratelli sviluppano quell’attività in proprio e la madre — percependone i talenti, soprattutto di cuore — iscrive Pietro alla scuola media superiore di Giovinazzo (Ba). Il figlio vive nel convitto Matteo Spinelli, dove peraltro non brilla negli studi ma è apprezzato «per buona volontà, semplicità e il tratto di cordialità che lo rende bene accetto ai coetanei. È spontaneo e gioviale»[2] e, soprattutto, interiormente animato da una profonda vocazione: tanto da decidere, una volta completati gli studi liceali, d’intraprendere quelli teologici presso il Seminario Regionale Pugliese di Lecce, appena istituito da Pio X[3]. Qui, sempre più determinato a diventare sacerdote, è particolarmente docile agli insegnamenti dei superiori che, nonostante una certa fatica negli studi, lo stimano per la semplicità di cuore e per l’umanità che traspare da ogni suo atteggiamento. Nel 1912 raggiunge il primo traguardo, gli ordini minori; il 5 febbraio 1914 riceve l’ordinazione diaconale e, infine, nell’aprile 1915 — evitato il servizio militare e, di conseguenza, l’andata in guerra (grazie

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Don Pietro Pappagallo, ucciso alle Fosse Ardeatine

Piersandro Vanzan


2 Gennaio 2010

Quaderno 3829

  • pag. 37
  • Anno 2010
  • Volume I

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