SISTER

Quaderno 3888

pag. 631

Anno 2012

Volume II

FILM
a cura di V. FANTUZZI
Sister (Francia – Svizzera, 2012). Regista: URSULA MEIER. Interpreti principali: L. Seydoux, K. Mottet Klein, M. Compston, G. Anderson, J.-F. Stévenin, Y. Trégouët, G. Lefebvre, D. Ademi.
Vincitore dell’Orso d’argento alla Berlinale 2012, il secondo lungometraggio di Ursula Meier, nata a Besançon, in Francia, doppia cittadinanza francese e svizzera, formazione culturale franco-belga, ha come titolo originale L’Enfant d’en haut (Il bambino dall’alto). I distributori italiani, gli stessi che fanno cortese richiesta ai giornalisti di non rivelare il colpo di scena sull’identità della protagonista femminile, hanno preferito il titolo inglese Sister. Il bambino che scende dall’alto (dono del cielo?) è in realtà una creatura che sale dal basso.
Siamo in una valle svizzera. In alto ci sono le vette innevate delle Alpi, i campi da sci e le attrezzature turistiche per la ricca clientela che proviene da tutta l’Europa. In basso c’è lo squallore dei caseggiati dove la gente del posto vive nel disagio e nel fango. Simon (Kacey Mottet Klein), un dodicenne un po’ gracile, ma molto sveglio, va su e giù con la funivia. Vive nel fango, ma «lavora» nella stazione sciistica. Lavora? La sua occupazione consiste nel derubare i ricchi turisti dell’attrezzatura sportiva e di ogni altro oggetto appetibile per poi rivendere la refurtiva a prezzi stracciati tra i coetanei del fondovalle. Per fare questo, lascia i vestiti della vita ordinaria in una cabina, dove indossa quelli del vacanziere per confondersi con i frequentatori della stazione sciistica.
La macchina da presa della Meier, la cui mobilità assomiglia a quella dei fratelli Dardenne, segue Simon nel suo armeggiare febbrile attorno agli oggetti che ruba e accumula con una sorta di voracità bulimica, come se con il pieno di oggetti intendesse colmare un vuoto di affetti di cui soffre probabilmente fin dalla nascita. Oltre che sul rapporto con gli oggetti, l’accento è posto sul rapporto di Simon con il denaro, con il quale compra cibarie e carta igienica per la casa dove vive con la sorella Louise (Léa Seydoux), un po’ più grande di lui, che non sembra preoccuparsi del ménage familiare.
Louise è una ragazza sbandata. Sempre pronta a cambiare occupazione (lavoretti occasionali, come è ovvio) e a cambiare partner. È una persona in fuga. Attraversa rapidamente lo schermo, sempre sul punto di uscire di campo, non importa se verso destra o verso sinistra. La sua traiettoria è orizzontale e pertanto si oppone a quella verticale quotidianamente percorsa da Simon. Giunti a questo punto, come si fa a non «rivelare» la vera identità di Louise? Bisognerebbe parlare di un altro film… Ebbene, diciamolo subito, anche se la pellicola scorre per più della sua metà, prima che il segreto venga palesato. Louise non è la sorella maggiore di Simon, ma la sua mamma.
Rimasta incinta giovanissima, ha evitato di abortire soltanto per fare dispetto a tutti coloro che la spingevano a farlo. Alla gravidanza indesiderata ha fatto seguito un figlio non voluto, il quale sa di esserlo. Da qui tutti i problemi, che come abbiamo visto non sono pochi, di Simon. Si giunge al paradosso quando il ragazzino, per ottenere un po’ di affetto dalla madre, si vede costretto a offrirle dei soldi e lei è disposta a mercanteggiare con lui. Paradosso oltre il paradosso, Louise con quei soldi va a bere e Simon, che la cerca di notte con l’aiuto dei coetanei, la trova ubriaca e svenuta in mezzo alla campagna. La porta a casa e la accudisce come se fosse non già suo figlio, ma suo padre.
Prosegue il «lavoro» di Simon lassù, in mezzo alla neve, tra avventure e disavventure sulle quali non ci soffermiamo. Al termine della stagione sciistica, le attrezzature turistiche vengono smantellate. Simon, destituito del suo ruolo, rimane lassù per una notte tra gli oggetti inutilizzati. Al mattino seguente, Louise compie forse il primo gesto materno della sua vita. Va in cerca del figlio. I due si vedono e si chiamano attraverso i vetri di due cabine della funivia. Una che sale (lei). Una che scende (lui). Il film li lascia là, sospesi nel vuoto. Osserviamo che, dopo tanto girovagare avanti e indietro sulla traiettoria orizzontale, Louise ha imboccato una direzione diversa e si muove sulla traiettoria verticale. Forse qualcosa sta cambiando nella sua vita? Ci si domanda se quel figlio, indesiderato e male amato, non sia, al di là di ogni apparenza, un vero e proprio dono del cielo, capace di riportare un po’ di umanità là dove se ne era perduta ogni traccia.

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