«QUALE MARIA?». FRANCESCO A FÁTIMA

Il mondo ferito, i pastori profeti e Maria madre

Diego Javier Fares - Antonio Spadaro

Quaderno 4007

pag. 462 - 475

Anno 2017

Volume II

ABSTRACT – Il 12 e il 13 maggio scorso papa Francesco ha visitato Fátima nella data esatta del centesimo anniversario delle apparizioni della Vergine. Il Papa ha canonizzato due dei tre pastorelli che nel 1917 vissero questa esperienza, Francesco e Giacinta Marto. Lucia, la terza sorella, è morta nel 2005, e per lei è in corso il processo di beatificazione.

Inseritasi naturalmente tra il viaggio del Papa in Egitto e l’incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in Vaticano, questa visita a Fátima ha un valore speciale per almeno tre motivi di rilievo: il valore «politico» del viaggio, l’importanza di un messaggio profetico affidato a piccoli pastori, il vero significato della devozione a Maria.

Primo, questo viaggio è stato un’implorazione di pace, che si è espressa nella preghiera del Papa fatta davanti alla statua della Vergine, dove ha potuto elevare un’invocazione capace di raccogliere le sue intenzioni per il mondo. Perché  Francesco vede come lo scenario internazionale sia «attraversato da dense nubi, e pertanto richiede maggiore consapevolezza dei comportamenti e delle azioni necessarie per imboccare un percorso di pace che diminuisca le tensioni».

In secondo luogo, è la prima volta che dei bambini non martiri sono proclamati santi. Il messaggio essenziale che irradia da tutti «i messaggi», il «segreto» più rilevante di Fátima è che le cose nascoste ai sapienti sono rivelate ai piccoli. I piccoli comprendono il messaggio e ne mettono in pratica le parole con semplicità. Dio sceglie i piccoli – piccole persone e piccoli popoli –, perché con essi può dialogare, può «chiamarli col loro nome», non con i loro titoli.

Infine, il viaggio è stato occasione per rinnovare la domanda fondamentale su chi sia Maria e su quale sia l’immagine che ne abbiamo: «Quale Maria?», ha chiesto Francesco. Una volta il Papa a Santa Maria Maggiore ha detto: «Madre di Dio. Questo è il titolo principale ed essenziale della Madonna». E nella conversazione con i fedeli del Movimento Schönstatt: «Quando noi argentini incontriamo una persona che mostra segni di cattiveria, che si lascia andare… diciamo che è un orfano». La conclusione morale è stata la seguente: «Il cristiano non può essere un orfano, perché ha Maria come Madre». E la riflessione si è allargata all’ecclesiologia: «Una Chiesa senza Maria è un orfanotrofio».

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