foto: iStock/ericcrama

POPULISMI

Quaderno 4008

pag. 547 - 559

Anno 2017

Volume II

ABSTRACT – Come ha scritto Ralf Dahrendorf, definire il populismo sul piano sociale «è semplice», mentre «la democrazia è complessa». È per questo che papa Francesco, durante il ritorno dal viaggio in Egitto, a proposito del populismo ha voluto precisare: «Questa parola, da parte mia, ho dovuta reimpararla in Europa, perché in America Latina ha un altro significato».

Esistono dunque diversi tipi di populismo, che si danno nel tempo e a seconda delle culture, a partire dalla metà dell’Ottocento. Tutti, però, sono accomunati da una serie di caratteristiche che ne rappresentano una sorta di minimo comune denominatore: esprimono un deficit di rappresentanza; negano il pluralismo e le minoranze; la figura del leader è quella di un padre-padrone; esaltano il nazionalismo; sono promotori di forme demagogiche di democrazia diretta.

I populismi crescono soprattutto a causa della paura delle migrazioni, per la crisi economica e la corruzione delle classi politiche. Tuttavia si limitano a esprimere come sintomo la stanchezza della democrazia e non la sua cura. Sono in grado di fare diagnosi sociali corrette e di percepire le ragioni della protesta, ma sono invece discutibili le terapie lasciate in mano a classi politiche spesso improvvisate.

Quali antidoti ai populismi? Occorrono processi di maggiore democratizzazione; la lotta alle disuguaglianze sociali mediante la redistribuzione dei redditi e del potere; ripensare le forme di partito e, più in generale, la partecipazione democratica a tutti i livelli per renderla una cultura. Anche sul piano delle istituzioni, occorre dare segnali di maturità. I populismi attecchiscono infatti in quegli Stati che trascurano le riforme costituzionali.

Nella storia recente è stata la cultura del «popolarismo» ad arginare ogni tipo di populismo. Negli anni Trenta del secolo scorso i pericoli dei populismi nascenti sono stati compresi e denunciati dal personalismo, in cui la centralità della persona è riconosciuta come valore assoluto. Questo pone le basi per una «politica del popolo» che si distingue da una «politica populista»: perché, quando il popolo vuole cambiare, ha sempre una vocazione internazionale, mentre nella politica populista il «popolo» è sinonimo di chiusura e di identità.

Se è vero che i neo-populismi europei rimangono dentro la cornice delle democrazie svuotandole di significato – con la stessa funzione dei parassiti in un organismo – tuttavia la strada istituzionale è quella del dialogo inclusivo. La democrazia o è inclusiva oppure non è; se non considera tutti uguali e liberi, nega se stessa.

Per leggere l’articolo integrale, acquista il quaderno 4008.

Acquista il Quaderno