s. Ildegarda di Bingen

MONACHE COMPOSITRICI: UN PATRIMONIO MISCONOSCIUTO

Quaderno 4019

pag. 492 - 499

Anno 2017

Volume IV

2 dicembre 2017

ABSTRACT – Un recente Convegno promosso dalle clarisse di Fara in Sabina offre l’occasione per portare sotto ai riflettori il patrimonio musicale delle religiose compositrici nell’arco dei secoli. Si tratta di una tradizione che continua anche ai giorni nostri con valide rappresentanti – che spesso preferiscono restare anonime –, e che mette in risalto come il genio femminile acquisti peculiari caratteristiche nelle varie discipline del pensiero, della scienza e delle arti, grazie a qualità e sensibilità particolari.

È impegnativo tracciare una storia sommaria dell’impiego del canto e della musica nei monasteri femminili, sebbene la tradizione della Chiesa in Oriente è per certi aspetti meno frammentata di quella occidentale. D’altra parte sappiamo da san Gregorio di Nissa che sua sorella, santa Macrina, nel corso della giornata era solita intonare salmodie dal Salterio; mentre sant’Efrem di Edessa, descrivendo una liturgia della Domenica delle Palme, testimonia che in chiesa le donne cantavano inni strofici con ritornelli eseguiti in modo antifonale.

In questo ambito, insieme ad altre importanti figure femminili della Chiesa di Oriente, non possono non essere menzionate due grandi sante della Chiesa di Occidente, Ildegarda di Bingen e Brigida di Svezia, e Isabella Leonarda, religiosa novarese, vissuta nel XVII secolo.

Nei secoli XVI, XVII e metà del XVIII, infatti, pur in un clima non sempre favorevole, fiorì un repertorio musicale legato ai monasteri e ai conventi femminili, un repertorio parallelo e paragonabile per qualità a quello profano. Questa fioritura era dovuta non solo al necessario rapporto con la liturgia, ma anche all’educazione musicale che le novizie dovevano ricevere e, là dove alle religiose veniva affidata l’educazione di bambine o fanciulle, alla conseguente attenzione per la formazione al canto e perfino alla pratica di strumenti musicali. Una causa invece più interna al fenomeno dello sviluppo della musica nei monasteri è la competitività che si venne a creare, soprattutto nei riguardi delle analoghe istituzioni maschili.

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NUNS AND COMPOSERS: AN UNACKNOWLEDGED PATRIMONY

By presenting the reports of a conference promoted by the Poor Claires of Fara in Sabina, the article deals briefly with the musical heritage of female religious composers over the centuries: a tradition which continues to this day and emphasizes that the feminine genius achieves peculiar characteristics in the various disciplines of thought, science and arts, thanks to particular qualities and sensitivities. Among the names of the most relevant nuns and composers’, we dwell particularly on Isabella Leonarda, a nun from Novara, who lived in the seventeenth century.

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