MARIO CASTELNUOVO-TEDESCO. PIANO CONCERTOS NOS. 1 AND 2. FOUR DANCES FROM «LOVE’S LABOUR’S LOST»

Quaderno 3903

pag. 315

Anno 2013

Volume I

MUSICA

a cura di C. ZONTA

Mario Castelnuovo-Tedesco. Piano Concertos Nos. 1 and 2. Four Dances from «Love’s Labour’s Lost»; Alessandro Marangoni, piano; Malmö Symphony Orchestra, Andrew Mogrelia, Naxos, 2012.

Marangoni, giovane e promettente italiano, propone una incisione di musiche di Castelnuovo-Tedesco con l’accompagnamento della Malmö Symphony Orchestra, diretta da Andrew Mogrelia e pubblicata dall’etichetta Naxos. Castelnuovo-Tedesco è celebre in Italia per le partiture di carattere chitarristico, grazie alle intepretazioni di grande trasporto del maestro Segovia; tuttavia, proprio grazie a questa registrazione, possiamo osservare quanto la vena compositiva dell’autore fiorentino (nato a Firenze ed espatriato, in quanto discendente da una famiglia di banchieri ebrei, in America nel 1939 durante l’emanazione delle leggi razziali) sia improntata verso una fine ricerca musicale, ricca di suggestioni e di grande espressività. Le musiche contenute nel cd infatti riecheggiano ambiti quali la musica descrittiva, abbracciano atmosfere tipicamente italiane, dal forte lirismo e dalla grande cantabilità, senza tralasciare le radici ebraiche, o l’influenza che ebbe sul compositore la cultura americana.

La genesi del lavoro inizia con le ricerche musicologiche di A. Marangoni tra Firenze e New York, luoghi in cui visse il musicista, per arrivare alla consultazione dell’originale manoscritto del Concerto N. 2 in F major, Op. 92, conservato presso la Biblioteca del Congresso di Washingon. Grazie inoltre alla collaborazione con la nipote del compositore, Lisbeth Castelnuovo-Tedesco, Marangoni ha potuto avere accesso alla partitura manoscritta delle Four dances from «Love’s Labour’s Lost», op. 167, scritte per orchestra; composizioni che, mediante la pubblicazione di questo cd, sono fatte oggetto della prima incisione mondiale.

Il Concerto No. 1 in G minor, scritto nel 1927, è introdotto dall’orchestra che apre a giochi di danze romantiche, spensierate, fino all’intervento pianistico, che, con movimenti di bassi ritmici e decisi, crea atmosfere ricche di tensione e di pathos. La scrittura musicale diviene un continuo dialogo tra pianoforte e orchestra, generando intrecci di voci che sottendono orizzonti appassionanti, sviluppano pensieri intimistici, delineano riprese gioiose.

Di carattere meditativo invece è il secondo movimento, caratterizzato da fraseggi pianistici e orchestrali evocativi, mediante passaggi delicati che si dipanano in atmosfere introspettive e sentimentali. Il terzo movimento, dalla scrittura chiara e ritmica — Vivo e festoso — restituisce all’ascoltatore un’aura gioiosa e lirica, un inseguirsi di melodie che trasportano l’animo verso un senso di leggerezza e festosità, in un climax che sembra non esaurirsi mai.

Marangoni, con una eccelsa interpretazione e con una tecnica pianistica precisa e appassionata, enfatizza i vari colori della partitura, e così il suono del pianoforte, a volte solo, altre volte accompagnandosi all’orchestra, conduce l’ascoltatore tra le diverse atmosfere che vengono create e ri-create con grande articolazione.

La stesura musicale del Piano Concerto No. 2 in F major, scritto all’alba della seconda guerra mondiale, è caratterizzata da una inclinazione verso sentimenti di gioia, ma allo stesso tempo sottende un presagire un tempo in cui la sofferenza pervaderà il volto dell’uomo. L’accompagnamento orchestrale e gli interventi maestosi del piano si fanno portatori di un clima più austero e drammatico; la scrittura musicale si anima di una tensione che esplode con un impeto dalle forti sonorità, in particolar modo nel terzo movimento. Vivo e impetuoso. Ma forse è il secondo movimento quello più appassionante, in cui l’espressività pianistica di Marangoni riesce a portare alla luce sinuose atmosfere, con fraseggi appena accennati e aperture di grande respiro, dal finale che diviene un anelito quasi interrotto.

Le quattro danze, composte negli anni Cinquanta, hanno un andamento lirico e descrittivo, e in esse si riscontra la passione di Castelnuovo-Tedesco per la musica da film, di cui egli era molto appassionato, come si può notare da alcune colonne sonore composte negli anni Quaranta. Così, nella prima danza, la semplicità del tema rifulge attraverso l’accompagnamento di un’orchestra che ne sottolinea tutte le sfumature, creando passaggi romantici e intimamente sofferenti. La quarta danza incede con bassi molto ritmici, creando un suggestivo movimento, su cui si inseriscono gli archi e i fiati che delineano il tema. L’orchestrazione è abilmente elaborata, e le voci si rincorrono, si riprendono, sfuggono, creando una varietà di timbri e sfumature che trascinano l’ascoltatore in una corsa incessante fino alla maestosa chiusura.

Un elogio va all’Orchestra Sinfonica di Malmö, diretta dalla forte personalità di Andrew Mogrelia, che, con sapiente sensibilità, crea un rapporto serrato, armonico ed equilibrato con il pianoforte di Marangoni: un connubio, questo, che permette alla musica di Castelnuovo-Tedesco di essere espressa ai massimi livelli.

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