«LUMEN FIDEI», UN ESODO DALL’IO AL NOI

Quaderno 3917

pag. 345

Anno 2013

Volume III

Dopo aver identificato nel Risorto, «stella mattutina che non tramonta», la luce della fede, l’enciclica dà voce alla diffusa convinzione secondo la quale «il credere si opporrebbe al cercare» e la fede toglierebbe alla vita novità e avventura, impedendo così «il nostro cammino di uomini liberi verso il domani». Illuministicamente identificata con le tenebre, ritenuta un salto nel vuoto indotto da un sentimento cieco e soggettivo, che al massimo può apportare «una consolazione privata». Si può allora stabilire un profondo legame tra amore e verità, che è la colonna sonora portante di tutta l’enciclica. Essa ci sembra quasi accompagnare la traversata del guado tra modernità e postmodernità, in modo da rispondere anche alle derive totalitarie e intolleranti della ragione, senza però cadere in un pensiero che si perde nell’attimo fuggente. Viene postulato un esodo dall’io, nel quale i credenti non dovrebbero sentirsi isolati, né venire considerati tali da coloro che non condividono la loro stessa fede.

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