L’INDUSTRIALE

Quaderno 3882

pag. 631

Anno 2012

FILM

a cura di V. FANTUZZI
 
L’industriale (Italia, 2011). Regista: GIULIANO MONTALDO. Interpreti principali: P. Favino, C. Crescentini, E. Gabia, E. Di Cioccio, E. Piccolomini, A. Tidona, M. Pirovano, G. Bissaca, R. Alpi, F. Scianna.
Nella Torino che attraversa la crisi economica del momento vive un uomo sulla quarantina, strangolato dai debiti e dalle banche. È Nicola (Pierfrancesco Favino), proprietario di una fabbrica, ereditata dal padre, sull’orlo del fallimento. Nicola è orgoglioso, tenace. Ha deciso di risolvere i suoi problemi senza farsi scrupoli. Attorno a lui vediamo una città fredda nei mesi di gennaio e di febbraio: nebbiolina, pioggerellina, nevischio…
Sulle pagine dei giornali, a caratteri cubitali, si legge ogni giorno che sono stati bruciati milioni e milioni di euro. Ma «l’orrenda pira» dov’è? Chi è il criminale che ha acceso il fuoco? La crisi produce devastazioni e lacrime, come le guerre. Da tanto tempo si prolunga lo stillicidio di imprenditori che, travolti dal fallimento, si tolgono la vita. Molti di essi erano operai che, con l’aiuto dei compagni di lavoro, avevano costruito piccole imprese. Il dolore e l’umiliazione per una sconfitta inaccettabile dopo tanti sacrifici sono diventati un peso troppo grande.
Nicola (lo dice il nome) è un uomo che proviene dal Sud. Suo padre era un operaio emigrato a Torino dalla Puglia negli anni del boom economico. Ha sposato una proprietaria terriera, Laura (Carolina Crescentini), che a sua volta ha ereditato una ragguardevole fortuna. Basterebbe una sua firma o quella della superba suocera (Elisabetta Piccolomini) per ottenere dalla banca la sopravvivenza dell’azienda in crisi. Ma l’orgoglio e la testardaggine di Nicola gli impediscono di abbassarsi a chiedere aiuto.
Una delle prime sequenze del film descrive una fabbrica occupata. Striscioni con dure frasi di protesta stesi lungo la cancellata, bandiere dei sindacati, tende con brande e coperte, operai intorno ai fuochi per proteggersi dal freddo… Nel rendere omaggio ai collaboratori Andrea Purgatori (sceneggiatura) e Francesco Frigeri (scenografia), Montaldo osserva in una nota di regia che, durante le riprese, la situazione era talmente reale che, subito, scattò l’allarme in tutta la zona. «Madri con i figli in braccio, passanti, negozianti con l’angoscia che quella finzione potesse essere realtà…». Sotto questo profilo, L’industriale potrebbe essere considerato come un film in presa diretta. «Durante i sopralluoghi — aggiunge il regista — nella vasta zona industriale della città avevamo visto molte fabbriche abbandonate e altre occupate dagli operai».
Il film si presenta come una parabola amara, nella quale si susseguono le visioni di una sconfitta. Una città paralizzata, con pochissimo traffico e un lontano sottofondo con voci di protesta, mentre in primo piano, oltre a Nicola, sua moglie e la suocera, di cui abbiamo fatto cenno, si affacciano altri personaggi, come l’avvocato Ferrero (Francesco Scianna), che cerca di mediare, scoraggiato dalla rigidità di Nicola, incapace di scendere a compromessi.
Roberto Alpi interpreta il ruolo di un banchiere, determinato e lucido nella sua spietatezza, che sa dove vuole arrivare. Andrea Tidona è un amico di Nicola. Cerca di tirarlo su, gli dà una mano, gli dà anche qualche euro per aiutarlo ad andare avanti. Anche lui aveva un’azienda, ma poi si è stufato, ha mollato, e adesso consiglia a Nicola di fare altrettanto. Dal suo cupo pessimismo affiora un’ironia amara, che fa da controcanto alla cocciutaggine di Nicola. Eduard Gabia è un immigrato rumeno: un artista che per sopravvivere è costretto a fare il garagista. Con lui Laura tenta un approccio timido e sfortunato nel momento in cui i rapporti con suo marito si fanno particolarmente tesi.
Il percorso che il film propone attraverso banche, finanziarie, usurai camuffati da amici, grosse aziende ben salde del nord Europa accompagna un uomo in apparenza deciso a risolvere i problemi non tanto in vista del proprio tornaconto personale, quanto per evitare il licenziamento dei suoi operai. A poco a poco però viene allo scoperto la vera natura di Nicola e, assieme alle sue, affiorano le crepe di una classe dirigente di bassa lega, l’approssimazione, la grettezza, l’incolmabile differenza con chi ha in mano le leve del potere. Nel destino di un uomo si riflette così quello di una città, nel corso degli ultimi dieci anni, e quello ancora più drammatico di un intero Paese.
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