L’AMORE DEL SIGNORE PER I PICCOLI

Quaderno 4007

pag. 425 - 440

Anno 2017

Volume II

ABSTRACT – L’amore del Signore si manifesta, alle origini di Israele, come la scelta di un piccolo popolo per istituire con lui un’alleanza perpetua. Riflettere, al seguito del libro del Deuteronomio, sul significato di questa particolare forma di elezione consente di penetrare nel segreto disegno di Dio, così da accogliere il suo modo di manifestarsi nella storia e diventare testimoni della sua misericordia.

Perché Dio ha amato e preferito Israele fra tutte le nazioni della terra? L’amore vero, l’amore divino non è motivato da nessuna realtà esterna. La scelta di Israele si comprende solo come un atto libero, gratuito e sorprendente dell’amore del Signore, manifestato alle genti, in modo che tutti possano riconoscere che Egli ama. Essere un popolo «santo» non significa dunque avere una condotta di ineccepibile moralità o di eccelsa religiosità. L’essere «santo» equivale a essere consacrato al Signore, e ciò è determinato esclusivamente dalla elezione.

L’amore misericordioso del Signore è comunque sempre rivolto al piccolo: può assumere la modalità del popolo poco numeroso, come lo era Israele; ma può soprattutto identificarsi nella forma sociale dello svantaggiato, di colui che non ha un aiuto nella famiglia (come l’orfano o la vedova) o non può ricorrere a una protezione politica (come lo straniero). La piccolezza è quindi vista dal Deuteronomio nella figura del debole, dello sprovveduto e indifeso, in chi insomma è privo di tutela. Non è una considerazione di tipo esclusivamente sociologico a essere determinante; è decisivo piuttosto ciò che una particolare condizione sociale è in grado di «rivelare» della natura del Signore nel suo agire storico.

La benevolenza del Signore per i piccoli trova conferma nella storia biblica, fino al suo compimento nel mistero di Cristo e della Chiesa. Oltre al Deuteronomio, infatti, possiamo ricordare l’elezione regale del piccolo Davide, la collina di Sion, il popolo «vermiciattolo» deportato a Babilonia, il servo di YHWH in Isaia, l’umile ancella del Signore, Maria, l’incarnazione di Dio in un bambino.

Ricordiamo anche che è un bambino a essere designato da Gesù come il primo nel regno dei cieli (Mt 18,1-4). Ma sarà capace il piccolo di restare tale, e sarà capace l’uomo orgoglioso di umiliarsi, diventando piccolo come un bambino, così che il Signore possa attuare la sua misericordia salvatrice?

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