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LA VITA RELIGIOSA: PARTECIPAZIONE A UNA CHIAMATA UNIVERSALE

Quaderno 4004

pag. 146 - 157

Anno 2017

Volume II

ABSTRACT — Il Concilio Vaticano II prese la decisione consapevole di non descrivere la vita religiosa come una via di perfezione, in contrasto con la vita non religiosa. La Costituzione Lumen gentium ha collocato intenzionalmente il suo capitolo sulla vita religiosa consacrata dopo quello dedicato all’universale vocazione alla santità, allo scopo di sottolineare che tutti i cristiani sono chiamati alla stessa pienezza di santità.

Negli anni successivi al Concilio si è assistito a sforzi eccezionali, da parte dei teologi, per chiarire l’identità di ciò che nella teologia cattolica è conosciuto tradizionalmente come «vita religiosa o consacrata». Infatti, anche i termini «religioso» e «consacrato» possono creare confusione. Il fatto poi che si applichi a un gruppo un particolare stile di vita continua a sollevare questioni riguardo al carattere religioso dello stile di vita degli altri cristiani.

Le categorie di «religione» e «religioni», come sono state comprese dopo l’Illuminismo, non riescono a integrare quella fede in ciò che la cosmologia post-illuminista chiama «il secolare», ma che si definisce meglio come la dimensione immanente della realtà. Il loro uso tende a separare quello che una persona o un gruppo di persone riconoscono come ciò che costituisce un autentico compimento delle attività quotidiane di quella persona o di quel gruppo. Questo divorzio pone allora la questione di che cosa animi e guidi le cosiddette «attività non religiose o secolari».

Papa Francesco offre un elemento chiarificatore nella sua esortazione ai Superiori generali degli Ordini maschili, fatta a Roma nel novembre 2013: «La radicalità evangelica non è solamente dei religiosi: è richiesta a tutti. Ma i religiosi seguono il Signore in maniera speciale, in modo profetico. Io mi attendo da voi questa testimonianza. I religiosi devono essere uomini e donne capaci di svegliare il mondo».

Il dilemma dei padri conciliari può essere risolto con una cosmologia cattolica, la quale riconosce che con l’iniziazione sacramentale tutti i cristiani si impegnano a modellare l’insieme della loro cultura in funzione della loro fede nel Dio uno e trino. Essi cercano una particolare spiritualità che li ispiri e li guidi nel loro progetto di tradurre la propria fede in un’azione che abbia cura del mondo creato da Dio. Tra le proposte concrete per la promozione della spiritualità c’è la pratica dell’ascetismo, che è un mezzo necessario non solo per i religiosi, ma per tutti i cristiani.

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RELIGIOUS LIFE: RESPONDING TO A UNIVERSAL CALL

The fathers of the Second Vatican Council found themselves in unchartered waters when they tried to develop a theology of religious life which recognized the radical commitment to sacramental initiation. This dilemma is solved by a Catholic cosmology, which recognizes that with the sacramental initiation, all Christians are committed to shaping the whole of their culture according to their faith in the triune God. They seek a particular spirituality that inspires and guides them in their project to translate their faith into action capable of caring for God’s world. Among the concrete proposals for the promotion of spirituality, there is the practice of asceticism, which is a necessary means not only for members of the church, but for all Christians.

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