foto: iStock/Golden-Brown

LA QUESTIONE QATAR

Drew Christiansen - Jocelyne Cesari*

Quaderno 4013

pag. 398 - 405

Anno 2017

Volume III

ABSTRACT – Per molti osservatori, la politica mediorientale dell’amministrazione Obama è stata eccessivamente prudente. L’ex presidente, quando era ancora in carica, aveva già spiegato in un’intervista che questa sua linea politica si è basata sulla sua sfiducia in quelli che un tempo erano stati i pilastri della politica statunitense in Medio Oriente: l’Arabia Saudita e Israele. E il ruolo giocato in questa scelta dal peso del tribalismo in quell’area, che aveva condizionato gran parte delle iniziative americane fino a quel momento.

In questa luce, si può provare a leggere in modo più completo la delicata crisi in corso tra il Qatar e l’Arabia Saudita, la quale, con i suoi alleati sunniti dell’area, recentemente ha deciso di isolare economicamente e politicamente il piccolo emirato del Golfo.

Il Qatar spicca tra gli altri Stati del Golfo per la sua scelta di lunga data di promuovere un proprio genere di islam tollerante. Segue un’interpretazione più aperta della dottrina sunnita wahhabita rispetto a quella adottata e promossa dall’Arabia Saudita. Il dissenso tra il Qatar e i suoi vicini sunniti divenne evidente in occasione della «Primavera araba» e si è accentuato con la crisi siriana: i due Paesi hanno infatti sostenuto due milizie che si opponevano al regime di Bashar al-Assad, ma in contrasto tra loro.

I sauditi e i loro alleati, gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto e il Bahrein, stanno di fatto combattendo una battaglia per difendere sia le monarchie ereditarie del deserto, sia le autocrazie militari. Come scrivono alcuni osservatori, stanno tentando di «completare la controrivoluzione» contro le rivolte arabe del 2011.

A questo quadro si aggiunga che la rivalità tra Qatar e sauditi s’intreccia anche con l’inimicizia tra l’Arabia Saudita e l’Iran: come conseguenza dei conflitti tra la Siria e l’Iraq, per Teheran sono diventati necessari degli stretti legami – anche economici – con il Qatar, a causa dell’intensificarsi dei conflitti con i sauditi.

Qui si inserisce la recente visita del presidente americano Donald Trump in Arabia Saudita e il sostegno ad essa espresso in chiave anti-iraniana, che ha di fatto fornito un’opportunità ai sauditi e ai loro alleati per rompere con il Qatar. Solo successivamente, Trump ha ammorbidito la sua posizione e ha cercato di sostenere una mediazione tra le parti. La crisi infatti rappresenta un ostacolo all’unificazione degli sforzi delle nazioni arabe contro l’Isis; e impedisce la formazione di una forte alleanza contro il regime siriano. Se l’ostilità tra i Paesi del Golfo dovesse continuare, ciò potrebbe anche andare dunque contro gli stessi interessi degli Usa, che tra l’altro hanno una grande base militare proprio in Qatar.

*Jocelyn Cesari insegna “Religione e Politica” alla Birmingham University (Uk).

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THE QATAR QUESTION

Qatar stands out among the other Gulf States for its long-standing choice of promoting its own kind of tolerant Islam. It follows a more open interpretation of the Wahhabism doctrine than that adopted and promoted by Saudi Arabia. The Saudis have recently decided, with their Sunni allies in the area, to economically and politically isolate Qatar. The article explains the reasons and addresses the delicate issue of the US’ position and their current policy in the region and across the Middle East. 

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