foto: Arteida Mjeshtri

LA MATERNITÀ SURROGATA

Quaderno 4006

pag. 368 - 379

Anno 2017

Volume II

ABSTRACT – La maternità surrogata è una pratica di procreazione in cui la donna si impegna a portare avanti una gravidanza per poi consegnare il neonato che darà alla luce a una coppia committente. È tra i temi più delicati e scottanti del dibattito pubblico, a partire dai modi diversi in cui viene definita: è chiamata «gestazione per altri», «gestazione d’appoggio», oppure «utero in affitto».

Nel 2013 l’Unione Europea ha pubblicato uno studio che mette a confronto la legislazione degli Stati membri sul tema della maternità surrogata. Intanto, la giurisprudenza internazionale ha recentemente operato un cambio di marcia che non può essere sottovalutato. La sentenza pilota rimane quella sul caso Paradiso e Campanelli, del 27 gennaio 2015. Nell’insieme ne risulta quindi un quadro complesso, che vale la pena conoscere.

In Italia la pratica è vietata dalla legge n. 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, che prevede una pena di reclusione che va dai tre mesi ai due anni e una multa da 600.000 euro a un milione di euro a «chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza […] la surrogazione di maternità» (art. 12, comma n. 6). A fondamento della norma ci pare di riscontrare alcuni princìpi di cultura giuridica, come quello della mater semper certa, e l’ispirazione personalista della Costituzione, che tutela la dignità della persona, da cui dovrebbe discendere il divieto di contrattare la disponibilità del corpo per generare una vita. D’altra parte, aggirare i divieti è fin troppo facile: è sufficiente andare nei Paesi in cui è permesso. Basta, infatti, un legame genetico con un membro della coppia e il bambino può essere poi portato in Italia come figlio naturale.

La maternità surrogata è oggi tra i temi politici più strumentalizzati nel dibattito pubblico. È l’esempio in cui le categorie dell’umanesimo cedono il passo a quelle del post-umanesimo, dove la riflessione pubblica si limita ad accogliere (passivamente) i traguardi della tecnica.

La questione centrale appare la seguente: quando viene lesa la dignità delle persone più deboli – come il nascituro e la gestante madre –, quanto il desiderio soggettivo di una coppia committente può diventare diritto in un Ordinamento democratico? Un approccio antropologico alla maternità surrogata richiede di portare la domanda al cuore della tecnica, per capire come questa possa servire l’uomo, senza servirsene.

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