LA FONDAZIONE DE «LA CIVILTÀ CATTOLICA»

Una rivista al servizio del Papa e della Chiesa

Quaderno 4000

pag. 335 - 349

Anno 2017

Volume I

ABSTRACT — Il 6 aprile 1850 veniva pubblicato a Napoli il primo numero de La Civiltà Cattolica, «pubblicazione periodica per tutta l’Italia», si leggeva nel frontespizio della stessa. Il quaderno, con copertina celeste, recava il motto latino Beatus populus cuius Dominus Deus eius. Esso però, a differenza dei «giornali ecclesiastici» allora in voga, era scritto in italiano, cioè nella lingua che in quel periodo «affratellava» tutti i popoli della penisola — da Nord a Sud, da Torino fino a Palermo, passando per la Roma papalina — nello stesso ideale unitario e ciò prima ancora che si concepisse l’Italia una e indivisa sul piano politico, peraltro contrastata in quel momento dai padri scrittori.

Di una rivista redatta solo da gesuiti si andava parlando già dal 1846. Ma tra le vicende storico-politiche e le titubanze dei vertici della Compagnia, si arrivò al dunque solo nel corso del 1849. Il progetto del p. Carmine Curci, dettagliatissimo e articolato in diverse parti ed ispirato soprattutto dal p. Taparelli D’Azeglio, escludeva sia la pubblicazione di Acta Eruditorum sia la pubblicazione di fogli o foglietti con i quali si vorrebbe «influir sulle masse». Il p. Curci optava invece per una via di mezzo: «Tra una raccolta di dissertazioni latine […] e tra i fogli volanti quotidiani, ci è in mezzo il pubblicare un fascicolo di qualche centinaio di pagine ogni 15 giorni; tra il dirigersi in materie scientifiche ai soli scienziati, e il dirigersi in materie pratiche alle sole plebi, ci è il dirigersi alle classi medie con materie miste; tra il compilare un giornale europeo, e il pubblicar dei foglietti romani o toscani, ci è un metter fuori un giornale italiano».

La rivista voleva entrare nel vivo delle questioni più dibattute sia politiche e religiose, sia letterarie e scientifiche, e intendeva farlo con uno stile piano, comprensibile e rispettoso delle altre posizioni ideologiche. «Se i compilatori nello scrivere — annotava il p. Taparelli — dettano con autorità sono facilmente tenuti per arroganti, né potranno insinuarsi [oggi diremmo “dialogare”] specialmente se inveiscono ardenti contro chi mal crede».

A 167 anni dalla fondazione della rivista, e in occasione della ricorrenza del quaderno numero 4.000, sembra opportuno ripercorrere le vicende che ne hanno accompagnato la nascita e lo sviluppo nei burrascosi eventi italiani di quegli anni.

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