foto: flickr/gageskidmore

IL «MUSLIM BAN»

Donald Trump e la magistratura statunitense

Quaderno 4002

pag. 560 - 572

Anno 2017

Volume I

ABSTRACT — Il cosiddetto Muslim ban, anche tenendo conto degli aggiustamenti in corsa avvenuti tra il 27 gennaio e il 6 marzo, è certamente l’ordine esecutivo più controverso tra quelli finora emessi dal 45° Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump.

La disposizione più controversa, che ha dato origine al nome, è quella del divieto di ingresso negli Stati Uniti per 90 giorni per i cittadini provenienti da sette Paesi a maggioranza musulmana, e cioè l’Iran, l’Iraq (poi escluso nella seconda versione), la Siria, la Libia, il Sudan, la Somalia e lo Yemen.

Il provvedimento ha sollevato un’ondata di proteste non solo tra gli intellettuali liberal, ma anche in ampi settori dell’opinione pubblica statunitense, come anche, insolitamente, nel mondo delle grandi aziende multinazionali. Il ban è stato unanimemente condannato anche dai capi di Governo dei maggiori Paesi occidentali, mentre quelli arabi hanno preferito tenere sulla vicenda un profilo basso. Tra i Paesi colpiti, soltanto l’Iran lo ha condannato con forza.

Il provvedimento era stato già annunciato al momento dell’emissione di un altro ordine esecutivo che dava avvio alla costruzione di un muro sul confine tra Usa e Messico al fine di bloccare l’immigrazione illegale proveniente dall’America del Sud. Le questioni riguardanti l’immigrazione e la sicurezza nazionale erano state agitate durante la campagna elettorale, e su queste Trump aveva puntato molto.

Il ban è stato immediatamente impugnato davanti ai giudici dalle parti lese e dalle associazioni che li rappresentano; è così iniziata una vertenza giudiziaria tra la magistratura americana e il Presidente che è tuttora in corso.

Va ricordato che altre volte nella storia statunitense ci sono stati conflitti tra la Casa Bianca e la magistratura. Negli anni più recenti ciò è accaduto su questioni riguardanti l’applicazione della riforma sanitaria o sull’ammissione di candidati che si identificano come omosessuali nelle forze armate; in questi casi la reazione di Obama è stata composta e rispettosa dei diritti e dell’autonomia dei giudici.

Sia alla luce della nostra cultura giuridica e politica sia anche considerando gli aspetti più pragmatici della questione, non è facile comprendere il senso e l’utilità di questo provvedimento, anche sotto il profilo della tutela della sicurezza nazionale a cui Trump fa riferimento.

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