IL DIBATTITO SULLA RESIDENZA DEI VESCOVI AL CONCILIO DI TRENTO

Quaderno 3935

pag. 433

Anno 2014

Volume II

Fin dall’inizio del Concilio di Trento il problema della residenza dei vescovi costituisce una remora per l’approvazione del decreto di riforma della Chiesa; nell’ultimo periodo (1562-63) esso conduce alla paralisi dei lavori. La situazione di stallo è superata grazie alla diplomazia del cardinal Morone, l’ultimo presidente del Concilio. Contro i vescovi che affermano la residenza di diritto divino sulla base della Scrittura e quelli che invece la considerano di diritto canonico perché priva di un fondamento biblico chiaro, viene proposta una nuova formula, divino praecepto mandatum: il pastore ha l’obbligo di coscienza dei doveri episcopali, ma l’impegno della residenza non va legato al diritto divino. La proposta sblocca lo stallo del Concilio e non limita in alcun modo l’autorità del Papa. Si sarebbe potuto così raggiungere finalmente il traguardo da tutti auspicato: la riforma della Chiesa.

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