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I VESCOVI FRANCESI E LA POLITICA

Quaderno 4002

pag. 586 - 594

Anno 2017

Volume I

ABSTRACT — Nel giugno 2016, il Consiglio permanente della Conferenza episcopale francese ha inviato ai propri concittadini una lunga Nota sul «senso della politica» dal punto di vista cristiano. È un testo denso di riflessioni, che ci paiono utili anche per il contesto italiano, nel quale, pur tenendo conto delle specifiche differenze, esso ha avuto un risonanza assai limitata.

I vertici della Conferenza episcopale francese premettono di non essere specialisti della politica, ma che non possono tacere, disinteressandosi di ciò che riguarda la vita sociale, la dignità e l’avvenire dell’uomo. «Dovremmo essere sordi o ciechi – dicono i vescovi –, se non ci rendessimo conto della stanchezza, delle frustrazioni, talvolta delle paure, anzi della collera, intensificate dagli attentati e dalle aggressioni, che covano in gran parte degli abitanti del nostro Paese, e che manifestano in tal modo attese e profondi desideri di cambiamento».

In una società in cui il punto di riferimento è diventato l’individuo e non la collettività, nasce infatti un senso di delusione nei confronti dello Stato-provvidenza, che non riesce a soddisfare le aspettative. Si è diffusa «un’insicurezza sociale dei francesi, i quali temono, più di tutti gli altri europei, di subire un abbassamento del loro tenore di vita». Il lavoro, ad esempio, è meno protetto che in passato.

In questo contesto, secondo i vescovi francesi, la politica va perdendo credito e, se va bene, provoca disinteresse, mentre nei casi peggiori suscita collera. Il divario tra i cittadini e i loro rappresentanti e governanti sembra allargarsi. I vescovi distinguono dunque tra la politica e il progetto politico: «Il progetto politico viene prima della politica, [che] non consiste semplicemente nel metterlo in pratica. Esso afferma l’esistenza di un “noi” che va oltre i particolarismi e definisce le condizioni della vita sociale, mentre la politica indica le attività, le strategie e le procedure concrete che si riferiscono all’esercizio del potere».

Il pensiero con cui il Documento si chiude è un appello a vincere la tristezza e a ritrovare lo slancio, vedendo anche ciò che rende buona e felice la vita in Francia, e recuperando la responsabilità personale per l’avvenire della società. Per farlo, occorre coraggio, che non ha mai abbandonato il cuore del Paese. Le cose buone hanno bisogno di tempo per maturare. Il tempo della semina non è quello del raccolto.

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