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I GESUITI DE «LA CIVILTÀ CATTOLICA» E LA POLITICA ITALIANA NEL DOPOGUERRA

Quaderno 4000

pag. 350 - 363

Anno 2017

Volume I

ABSTRACT — L’influsso de La Civiltà Cattolica sulla vita politica italiana dal Dopoguerra ad oggi va oltre gli articoli: sono il volto e l’incidenza dei suoi scrittori — a volte su posizioni diverse tra loro, altre volte considerati e altre volte criticati, ma quasi mai ignorati — a costituirne l’identità nel tempo.

Emblematiche, ad esempio, le vicende degli anni del secondo dopoguerra. La rivista è pienamente coinvolta prima nel dibattito per il referendum sulla Repubblica e poi in quello sulla Costituzione. Per La Civiltà Cattolica di allora una Repubblica generata dai partiti non poteva che diventarne ostaggio; per questo, all’inizio del 1946, la Democrazia cristiana (Dc) è accettata dal Collegio degli scrittori solo come il «male minore» per governare il Paese e rappresentare gli interessi della Chiesa, in particolare i rapporti con lo Stato sanciti dai Patti Lateranensi del 1929. Si ricorda a questo proposito il «pro-memoria» elaborato dagli scrittori della rivista sulle concessioni possibili che la Santa Sede avrebbe dovuto presentare al progetto di Costituzione dell’on. Meuccio Ruini, presidente della Commissione dei 75.

Dopo l’approvazione del testo della Costituzione — promosso dalla rivista, ma non lodato — tra gli scrittori prevale la linea di sostegno alla Dc. È l’inizio della stagione dell’unità politica dei cattolici italiani. Nel frattempo anche nel Collegio degli scrittori si avverte il vento del Concilio: la rivista vira di 180 gradi. Nel primo post-Concilio, infatti, di fronte alla crisi dei valori, delle ideologie e dei partiti ideologici, la preoccupazione principale de La Civiltà Cattolica sul piano sociale e politico è quella di contribuire al rinnovamento della presenza sociale, culturale e politica dei cattolici in Italia.

Intanto, avanza il processo di secolarizzazione della società italiana, i fedeli diventano minoranza nel Paese e la loro forza politica si indebolisce, fino alla frammentazione dell’elettorato democristiano dopo la caduta del Muro di Berlino, nel 1989, e l’inizio di Tangentopoli. Con molto anticipo la rivista aveva denunciato la corruzione della classe politica, proposto una riforma dei partiti e previsto la perdita degli ideali della Dc.

Arriviamo così ai nostri giorni, in cui la rivista affronta la politica non tanto dal punto di vista degli schieramenti, ma analizzando i temi delle riforme politiche, sociali e istituzionali e orientando le soluzioni all’antropologia cristiana.

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