FILM IN BIBLIOGRAFIA: UN’ALTRA GIOVINEZZA

Quaderno 3782

pag. 211

Anno 2008

Volume I

a cura di V. FANTUZZI

Un’altra giovinezza (Usa – Romania, 2007). Regista: FRANCIS FORD COPPOLA. Interpreti principali: T. Roth, A. M. Lara, B. Ganz, A. M. Hennicke, M. Iures, A. Pintea, A. Pirici.

La mattina di Pasqua del 1938 il prof. Dominic Matei (Tim Roth), esimio studioso di lingue antiche, giunge in treno alla stazione di Bucarest mentre nel cielo si addensano nubi minacciose. Dominic ha deciso di togliersi la vita e, a tale scopo, porta con sé una dose letale di stricnina chiusa in una busta che tiene sotto il braccio. Mentre attraversa il piazzale davanti alla stazione, apre l’ombrello per ripararsi da scrosci improvvisi di pioggia. Proprio in quel momento un fulmine lo colpisce e lo fa cadere a terra tramortito. Portato in ospedale, non solo sopravvive, ma assume un aspetto fisico più giovane di qualche decennio rispetto ai suoi 70 anni. La scarica elettrica, provocata dal fulmine, ha messo in moto un processo rigenerativo. Questa è l’opinione espressa dal prof. Stanciulescu (Bruno Ganz), primario dell’ospedale, che decide di occuparsi seriamente del caso.

Inizia così il film Un’altra giovinezza che il regista americano Francis Ford Coppola ha ricavato dal romanzo omonimo di Mircea Eliade (1907-86), storico delle religioni romeno che, sul finire degli anni Venti, si è recato in India per studiare e praticare lo yoga. Alla pari dello psicologo Carl Gustav Jung, che fu suo amico, Eliade riteneva che l’uomo moderno avesse perso la sintonia con i cicli naturali e il senso del sacro. Alla concezione del tempo occidentale, lineare, si oppone la concezione orientale, circolare, idea che Eliade ha esposto nella sua opera saggistica (Il mito dell’eterno ritorno, 1945; Trattato di storia delle religioni, 1949; Il sacro e il profano, 1959) e sta alla base del racconto trasferito da Coppola sullo schermo.

Tornato alla vita cosciente, il protagonista del film fa i conti con il riaffiorare dei ricordi del passato e con il prodigioso amplificarsi delle sue capacità di apprendimento. Laura (Alexandra Maria Lara), la ragazza che ha amato in gioventù ed è morta di parto, viene a visitarlo in sogno. L’insperato e prodigioso acquisto di capacità mentali straordinarie consentirà a Dominic di portare a termine l’opera alla quale ha dedicato l’intera vita: un libro sul linguaggio, il tempo e la coscienza.

I nazisti, che si preparano a invadere l’Europa dell’Est, sguinzagliano spie e agenti per mettere le mani sul professore che, reso noto dagli studi di Stanciulescu, appare ai loro occhi come un «fenomeno» degno di essere sottoposto ad approfondite analisi scientifiche. Dominic fugge in Svizzera dove, in uno scontro notturno con agenti dei servizi nazisti, ha modo di mettere in atto i poteri telecinetici di cui è dotato costringendo uno dei suoi aggressori a rivolgere la propria arma contro se stesso. Nel frattempo Dominic ha visto apparire al proprio fianco un suo «doppio» con il quale intrattiene dialoghi che assomigliano a quelli di Faust con Mefistofele nel celebre dramma di Goethe.

Dopo la guerra, Dominic, rimasto in Svizzera, prosegue i suoi studi. Cessato il pericolo nazista, nuove ossessioni e nuove paure si affacciano alla sua mente. Sono gli anni della guerra fredda. Gli arsenali delle superpotenze si riempiono di testate nucleari. La vita del professore è sconvolta dall’apparizione improvvisa di una donna misteriosa, che ha le fattezze di quella che Dominic ha amato in gioventù (ed è interpretata dalla stessa attrice), ma che si fa chiamare Veronica e, dicendo di essere la reincarnazione di Rupini, una donna vissuta in India nel VII secolo, lo invita a compiere con lei un viaggio in Estremo Oriente.

Vicino alla frontiera del Nepal Dominic e Veronica/Rupini trovano una grotta all’interno della quale ci sono ossa umane e un manoscritto consunto dal tempo, indizi dai quali si può dedurre che Veronica sia effettivamente stata Rupini in una vita precedente. Il suo caso sarebbe «un chiaro esempio di trasmigrazione dell’anima». Dominic e Veronica, reciprocamente innamorati, si trasferiscono a Malta dove la donna comincia a vivere episodi di regressione in epoche passate. Parla lingue morte come l’egiziano antico e l’antico babilonese. Per approfondire i propri studi sulle origini del linguaggio, Dominic, incoraggiato dal suo «doppio», sfrutta Veronica per la quale le incursioni nel passato sono causa di un invecchiamento devastante.

Tornato nella sua città natale (Piatra Neamt), Dominic ritrova gli amici di un tempo nel caffè che era solito frequentare prima di essere colpito dal fulmine. Hanno lo stesso aspetto che avevano quando li ha lasciati nel 1938, anche se lui è convinto che da allora siano passati trent’anni, a meno che non stia sognando. Gli amici lo rassicurano: «Non stai sognando». «Ma allora — replica Dominic — voi dovreste sapere di Hiroshima, della bomba all’idrogeno e della passeggiata di Neil Armstrong sulla luna». Loro non capiscono. All’improvviso Dominic si accorge di essere vecchio, con vuoti di memoria e perdita dei denti. Corre fuori dal locale. È inverno. La mattina dopo, il suo corpo esanime e congelato viene ritrovato nella neve. Tutto vero? Tutto falso? Coppola non accetta le critiche di coloro che gli rimproverano di aver fatto un film piuttosto confuso. «Il racconto è semplice e lineare — egli dice — come una favola».

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