FILM IN BIBLIOGRAFIA: MATER DEI

Quaderno 3723-3724

pag. 347

Anno 2005

a cura di V. FANTUZZI

Mater Dei (Italia, 1951; edizione restaurata, 2005). Regista: EMILIO CORDERO. Interpreti principali: G. Costantini, M. De Majo, A. Alegiani, B. Doria, M. Lodolini, G. Calì.

Tra i motivi per i quali un regista cinematografico decide di dedicarsi al suo mestiere, la storia del cinema non ha ancora registrato (a quanto ci risulta) il caso di un sacerdote, appartenente a una famiglia religiosa, che diventa regista perché glielo ordina il suo superiore. Eppure, il caso è realmente accaduto e meriterebbe di essere portato come esempio di virtù, al pari di quelli attribuiti dalla tradizione ai Padri del deserto. Per ordine del superiore, un tale annaffiò per un anno un palo secco con molta fatica; un altro tentò di spingere una grande pietra che molte persone insieme non avrebbero potuto smuovere; un altro ancora, per ordine di santa obbedienza, andò a prendere una leonessa e la condusse al superiore…

Nel 1950, il beato don Giacomo Alberiore, fondatore della Pia Società San Paolo e di varie congregazioni femminili ad essa collegate, chiese a don Emilio Cordero, giovane sacerdote paolino, di dirigere un film sulla Madonna, del quale lo stesso Alberione aveva steso il soggetto. Si tratta di Mater Dei, il primo film a colori realizzato in Italia utilizzando il procedimento americano Ansco-color. Le riprese iniziarono nei primi mesi dell’Anno Santo. Si sarebbe voluto che il film fosse pronto per il giorno in cui fu proclamato il dogma dell’Assunta (1° novembre 1950). Il set fu allestito nella cripta della nuova chiesa Regina Apostolorum che stava sorgendo in viale Cristoforo Colombo non lontano dalla basilica di San Paolo. Don Alberione volle che tutta la congregazione da lui fondata (maschile e femminile) fosse impegnata nella realizzazione del film, sia nella parte tecnica (compresi i laboratori di sartoria affidati alle suore), sia come comparse. Ne dà lui stesso l’esempio accettando di muo-versi davanti alla macchina da presa mentre amministra un battesimo; anche la superiora generale delle Figlie di San Paolo, suor Tecla Merlo, si improvvisa attrice e interpreta il ruolo della profetessa Anna che riceve tra le braccia il bambino Gesù.

A lungo dimenticato, questo incunabulo del cinema catechistico è tornato alla luce grazie a un’operazione di restauro compiuta dal Centro Sperimentale di Cinematografia (Cineteca Nazionale). Il restauro è accompagnato dalla pubblicazione di un volume di grande formato, 176 pagine, con illustrazioni a colori (Mater Dei. Storia e rinascita del primo film italiano a colori, a cura di Vittorio Giacci, Roma, Centro Sperimentale di Cinematografia, 2005, con interventi di A. Monge, E. G. Laura, D. E. Viganò, V. Fantuzzi, E. Natta, T. M. Di Blasio, A. Ales Bello, G. Martina, S. Toffetti, A. Piersanti, C. Tagliabue, M. Vanelli e altri). Don Cordero, oggi in età avanzata, ripete ciò che ha già detto in altre occasioni: «Se nel film ci sono dei pregi, il merito è tutto delle felici intuizioni di don Alberione. Se ci sono dei difetti, la colpa è tutta della mia inesperienza come regista».

Il film narra la storia della Madonna e prende la mosse dal Paradiso terrestre dove, dopo la colpa dei progenitori e il relativo castigo, Dio lascia intravedere la possibilità di un riscatto nel futuro dell’umanità. La vita della Vergine è scandita in scene che hanno il sapore ingenuo di una galleria di ex voto. Omaggio alla pietà popolare, ma anche espressione di quella poesia che aderisce come una qualità naturale alle cose che sono tanto più belle e vere quanto più sono umili e semplici.

La vicenda terrena della Madre di Dio è suddivisa in scene che si offrono alla contemplazione come i misteri del rosario. Un racconto orale (la voce off) collega tra loro i diversi episodi e li mette in relazione con la vita di Gesù. Infanzia di Maria, annunciazione, visita a santa Elisabetta, nascita di Gesù, adorazione dei Pastori e dei Magi, fuga in Egitto, infanzia e vita pubblica di Gesù, Calvario, risurrezione, dormizione della Vergine e sua assunzione al Cielo. Sono queste le tappe obbligate di un percorso che si snoda come le immagini di una Biblia pauperum dipinte sulle pareti di una chiesa.

La vita di Maria sulla terra occupa soltanto la prima parte del film. Nella seconda parte si dice che dal Cielo la Madre, alla quale Gesù sulla croce ha affidato l’intera umanità, non abbandona i suoi figli, ma li guida, li sorregge, li aiuta, li sprona al bene con pronte ispirazioni, li strappa alle insidie del male, che mettono a repentaglio la vita del corpo come quella dell’anima. Nasce in questo modo un flusso d’amore che, partendo dal cuore della Madre, si protende verso la moltitudine dei fedeli, i quali, animati dalla devozione, escogitano mille modi per poter manifestare a lei la loro riconoscenza. Tutto ciò che c’è di più bello è offerto a lei: dal tributo del cuore a quello della mente, dall’espressione tangibile a quella spirituale, dall’omaggio ingenuo del bambino a quello motivato dell’adulto, dal rozzo e commovente tributo del pastore e del contadino all’ispirata composizione del poeta, dai fiori di campo, che ornano le umili edicole, alle più raffinate manifestazioni dell’arte.

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