FILM IN BIBLIOGRAFIA: LA 25A ORA

Quaderno 3672

pag. 625

Anno 2003

Volume II

a cura di V. FANTUZZI

La 25a ora (USA, 2002). Regista: SPIKE LEE. Interpreti principali: E. Norton, B. Pepper, Ph. Seymour Hoffman, R. Dawson, A. Paquin.

Il regista afroamericano Spike Lee racconta, con il film La 25a ora, la storia di un bianco di New York, giovane bene educato, in procinto di scontare sette anni di carcere per spaccio di droga. Il film fornisce un resoconto preciso delle ultime 24 ore di libertà di Monty Brogan, questo il nome del protagonista interpretato da Edward Norton. Non è facile per Monty dare l’addio a tutto ciò che fino a quel momento ha amato. Eccolo indugiare per l’ultima volta sul lungofiume, accompagnato dal cane, suo amico inseparabile, osservare i battelli che risalgono l’Hudson, le ragazze che fanno footing… Mentre il film era in fase di preparazione è sopraggiunto un evento imprevedibile, l’attentato alle Twin Towers dell’11 settembre 2001, che ha modificato il profilo della città.

Fin dalle prime immagini, riprese di notte, si vede il fascio di luce che squarcia il buio per indicare il vuoto lasciato dagli edifici crollati. Una sequenza del film girata nei pressi del Ground Zero conferisce ai pensieri malinconici, che attraversano la mente di Monty, una dimensione che oltrepassa i limiti ristretti delle sue tristi vicende personali. Il tempo fugge. I riti di addio si susseguono. Il padre, la ragazza con la quale Monty convive, gli amici… Sette anni della vita di un uomo stanno per essere inghiottiti da una voragine non meno spaventosa, fatte le debite proporzioni, di quella che ha inghiottito il World Trade Center. Il vuoto inciderà, oltre che sulla vita di Monty, anche su quella delle persone che a diverso titolo sono unite a lui. Il film propone, a partire da questo vuoto, una riflessione che assomiglia all’elaborazione di un lutto.

Uno degli interrogativi che percorrono il film riguarda le cause più immediate dei guai che hanno colpito lo spacciatore. Chi ha fatto la «soffiata» alla polizia? I primi sospetti cadono sulla ragazza, la quale verrà scagionata da ogni addebito quando si saprà che il delatore è un disgraziato, ancora più infelice di Monty, membro marginale della banda per la quale lo spacciatore lavora, che pagherà a caro prezzo lo «sgarro» commesso. Ma la vera responsabilità, della quale il film va alla ricerca, è altrove. Nessuno dei personaggi del film, a partire dal protagonista, ne è esente. Attenuanti ce ne sono per tutti, come è ovvio, affogate nell’indeterminazione circa il senso generale della vita, lo scopo del proprio essere nel mondo, all’interno della quale ciascuno si trascina.

Spacciare droga all’interno della società capitalistica è un modo come un altro per fare soldi. Monty ne ha bisogno per pagare i debiti del padre e per far vivere nel lusso la compagna. I suoi amici d’infanzia, uno professore di letteratura inglese, l’altro speculatore in borsa, coltivano ciascuno per conto proprio zone di vuoto interiore che non cedono al confronto con quelle di Monty e dei suoi familiari. Da un’alba a un’altra scorrono le ultime 24 ore di libertà. Dopo essersi sfogato con una serie di invettive, non esenti da inflessioni blasfeme, contro tutto quello che odia (ma il suo rancore è frutto di un amore che non trova la maniera corretta per esprimersi), Monty conclude quello che può apparire come un lungo esame di coscienza, chiedendo agli amici di spaccargli la faccia. Ritiene infatti che sia pericoloso per lui presentarsi nell’ambiente violento del carcere con il profilo intatto del giovanotto per bene.

La 25a ora è rappresentata da una proposta di fuga, con possibilità di rifarsi una vita altrove, che il padre rivolge a Monty lungo il tragitto in automobile verso il penitenziario. Memori dello Scorsese e dello Schrader de L’ultima tentazione di Cristo (1988), tratto dal libro omonimo di Nikos Kazantzakis, Lee e il suo sceneggiatore David Benioff (autore anche del romanzo dal quale il film è tratto) illustrano con colori accattivanti l’idea di una possibile evasione dalle proprie responsabilità. Si tratta però di un’illusione che non trova riscontro nella realtà. A Monty non resta che pagare il suo debito con la società. Saprà la società pagare il suo nei confronti di tutti coloro che sbagliano strada perché tratti in inganno dal miraggio di un successo da conseguire fuori dalle regole della convivenza civile.

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