FILM IN BIBLIOGRAFIA: IL SUO NOME É MOOLAADÉ

Quaderno 3741

pag. 311

Anno 2006

Volume II

a cura di V. FANTUZZI

Moolaadé (Senegal – Francia, 2004). Regista: OUSMANE SEMBENE. Interpreti principali: F. Coulibaly, M. H. Diarra, S. Traore, A. Dao, D. T. Zeida, M. Compaore.

Presentato con successo al festival di Cannes nel 2004 (sezione Un certain regard) esce soltanto adesso in Italia il film Moolaadé girato in Senegal dal regista Sembene Ousmane, veterano del cinema africano. Moolaadé è un’antica parola, diffusa in diverse zone dell’Africa, che esprime il concetto di diritto di asilo. È la protezione accordata a qualcuno che è in fuga. La nozione di asilo è stata trasmessa dalla tradizione orale attraverso i racconti, la storia, le leggende e gli enigmi che si narrano di generazione in generazione. Il film parla di un gruppo di ragazzine che stanno per subire l’escissione. Non volendo sottoporsi a questa pratica, radicata in un’antica tradizione, esse si rifugiano presso Collé Ardo, una donna che, sette anni prima, si era rifiutata di sottoporre la figlia alla medesima pratica considerandola un’usanza barbara. Collé concede protezione alle fuggitive. Da qui lo scontro tra due valori: il rispetto del diritto di asilo (Moolaadé) e la tradizione dell’escissione (Salindé).

Il film è stato girato in un villaggio del Burkina Faso a 400 chilometri dalla capitale Ouagadougou. È un villaggio immerso nel verde, che ripropone in maniera tipica il modo di vivere nelle tribù africane di antica tradizione. Si trova in prossimità del Mali e della Costa d’Avorio. È una zona in cui coesistono numerose culture. L’architettura ha uno stile precoloniale. Al centro del villaggio, accanto alla moschea, sorge un albero dal tronco nodoso e dai rami contorti, che fu piantato in tempi immemorabili sulla tomba del re Yérim Dethle Kode Ndiak, il primo ad aver trasgredito il Moolaadé. Nonostante il suo potere, fu ucciso dai suoi sudditi in rivolta. L’albero ricorda a tutti gli abitanti del villaggio la forza di una legge non scritta, ma profondamente radicata nelle coscienze.

Anche il concetto di Salindé è profondamente ancorato nelle abitudini africane e la cerimonia che ne perpetua la pratica rappresenta un grande evento nella vita di una donna. Niente è abbastanza bello e abbastanza caro per il fasto della festa che viene data in questa occasione. Durante le due settimane che precedono l’ingresso nel bosco sacro le madri e le zie preparano psicologicamente le rispettive figlie e nipoti. Le ragazzine devono sopportare il dolore fisico senza piangere e senza emettere lamenti. Il dolore deve essere dominato. Controllare il dolore è la prova che, divenuta donna, la giovane saprà superare i tormenti e le afflizioni dell’esistenza. Al contrario, una ragazza che non ha subìto l’escissione è considerata impura e non adatta per il matrimonio.

Ousmane Sembene è nato in Senegal nel 1923. Nel 1946 giunge in Francia come immigrato clandestino. Si dedica a diversi mestieri prima di scoprire, alla metà degli anni Cinquanta, la sua vocazione di scrittore, alla quale si unirà successivamente quella di cineasta. Nel 1963 realizza il suo primo cortometraggio (Borom Saret). Nel 1966 realizza La noire de…, il primo di una serie di lungometraggi che affrontano problemi vivi della società africana, presentati in diversi festival internazionali dove ottengono prestigiosi riconoscimenti: «In Africa — egli dice — non si fa cinema per vivere, ma per comunicare».

Le mutilazioni genitali femminili sono una delle più sistematiche e diffuse violazioni dei diritti umani alle quali sono sottoposte le donne nel mondo. Secondo stime delle Nazioni Unite, circa 120 milioni di ragazze hanno subito tali pratiche, e ogni anno altri due milioni di bambine e ragazze vi vengono costrette. In molti Paesi africani questa forma di violenza colpisce la maggioranza delle donne, ma essa viene praticata anche in alcune zone della penisola araba e dell’Indonesia. Inoltre è diffusa all’interno delle comunità immigrate in Europa, America e Oceania. Molte donne muoiono ogni anno a causa di queste pratiche. Il 22 dicembre 2005 l’Italia si è dotata di una legge che vieta le mutilazioni dei genitali femminili.

Esistono vari tipi di mutilazioni genitali, tra le quali l’escissione, che consiste dell’asportazione del clitoride e delle piccole labbra, e l’infibulazione, la forma estrema, che prevede anche il raschiamento delle grandi labbra, che sono poi fatte aderire e tenute insieme, in modo che, una volta cicatrizzate, ricoprono completamente l’apertura della vagina, a parte un piccolo orifizio che servirà a far defluire l’urina e il sangue mestruale. Gli sforzi internazionali per far cessare queste pratiche crudeli hanno una lunga storia, ma è soltanto negli ultimi tempi, grazie anche alla crescente pressione delle organizzazioni femminili africane, che sono stati raggiunti alcuni risultati.

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